Coronavirus, dai comuni ai cittadini ecco come vengono ripartiti i 400 milioni

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Dai 15 milioni destinati a Roma ai 600 euro da versare ai micro-Comuni. Ecco come verranno ripartiti i 400 milioni di euro, secondo l’ordinanza firmata domenica sera dal capo della protezione civile Angelo Borrelli, con i quali i sindaci potranno fronteggiare l’emergenza Coronavirus distribuendo buoni spesa o generi alimentari e di prima necessità a chi ne abbia bisogno.  Ma i comuni chiedono di più. Sono favorevoli al pacchetto di misure predisposto dal governo per fronteggiare i bisogni dei meno abbienti ma molti sindaci sono dubbiosi sull’esiguità delle risorse messe in campo.

I criteri di ripartizione ai Comuni

L’80% dei fondi – 320 milioni – è distribuito in proporzione alla popolazione residente in ogni singolo Comune. Ciò significa che le città con più abitanti avranno più risorse. Il restante 20% (80 milioni) verranno distribuiti in base alla distanza tra il valore del reddito pro-capite di ciascuno degli oltre 8mila Comuni italiani, calcolato sulla base della dichiarazione dei redditi del 2017, e il valore medio nazionale “ponderata per la rispettiva popolazione”. Ciò vuol dire che avranno ulteriori risorse i Comuni che hanno più persone in condizioni di difficoltà economica. In ogni caso, dice ancora l’ordinanza, il contributo minimo spettante ad ogni comune “non può risultare inferiore a 600 euro”. Una quota, quest’ultima, che, se necessario, verrà decurtata da quella spettante alle amministrazioni con popolazione superiore ai 100mila abitanti.

Come saranno distribuiti gli aiuti ai cittadini

I 400 milioni potranno essere utilizzati dai Comuni in due modi: o attraverso dei buoni spesa per l’acquisto di generi alimentari presso una serie di esercizi commerciali contenuti in un elenco pubblicato da ogni amministrazione, oppure per comprare direttamente generi alimentari i prodotti di prima necessità. Sul valore dei buoni spesa è ancora in corso tra i tecnici dell’Anci la definizione dei criteri che dovranno poi definire sia l’importo sia la quantità assegnabile ad ogni nucleo familiare. A distribuire i pacchi spesa, come ha detto Borrelli, saranno invece i volontari appartenenti al terzo settore.

Gli aiuti alle città

In base ai criteri stabiliti, oltre ai 15 milioni a Roma, andranno 7,6 milioni a Napoli, 7,2 milioni a Milano, 5,1 milioni a Palermo, 4,6 milioni a Torino, 3 milioni a Genova. Sono previsti dei piccoli stanziamenti di 600 euro a testa per una quarantina di piccolissimi Comuni. Bari potrà distribuire 1,9 milioni, Firenze 2 milioni, Reggio Calabria 1,3 milioni, Venezia 1,3 milioni, Catanzaro 622mila euro, Caserta 445mila euro, Foggia 1,1 milioni, Lecce 566mila euro, Piacenza 548mila euro, Nuoro 230mila euro, Cagliari 814mila euro, Pesaro 503mila euro, Potenza 398mila, Matera 394mila, Isernia 148mila, Campobasso 303mila. A Bergamo, città duramente colpita dall’epidemia, andranno 642mila euro.

Dalle zone rosse alle città turistiche

Tra i capoluoghi, Il Comune di Vo’, primo focolaio dell’epidemia, potrà aiutare chi è in difficoltà con 42mila euro, Codogno con 169mila euro, Alzano Lombardo, città che aveva chiesto di essere inclusa nella zona rossa, avrà 72mila euro. A Fondi e Nerola, le cittadine più colpite nel Lazio, 357mila e 13mila euro ciascuna. A Dinami, in provincia di Vibo Valentia, che in base alla dichiarazione dei redditi del 2017 è il paese più povero d’Italia, vanno 20.400 euro. Al Comune più piccolo d’Italia con i suoi 33 abitanti, Morterone, in provincia di Lecco, 600 euro. A Zerba (Piacenza), paesino che in base ai dati Istat è popolato da persone anziane, vanno 600 euro. A Castel Volturno, in Campania, 276mila euro. Scorrendo tra le mete turistiche più ricercate, emerge che Cortina potrà distribuire buoni spesa e generi alimentari per 30.600 euro, Capri per 37.800 euro, Taormina per 73mila euro; Arzachena, sotto il cui comune ricade Porto Cervo, per 100mila euro; Portofino per 2000 euro.

Gli aiuti su base regionale

Su base regionale è la Lombardia a ricevere la quota maggiore di risorse, 55 milioni; alla Campania ne vanno 50; alla Sicilia 43,4; al Lazio 36; alla Puglia 33; al Veneto 27,4; all’Emilia Romagna 24,2; al Piemonte 24; alla Toscana 21; alla Calabria 17; alla Sardegna 12; alle Marche 9,3; alla Liguria 8,7. Per il bilanciamento tra reddito pro capite e numero di abitanti, la Campania e la Sicilia ricevono risorse superiori al Lazio, pur avendo un numero inferiore di abitanti (5,9 milioni il Lazio, 5,8 milioni la Campania, 5 milioni la Sicilia).

La protesta dei sindaci

Nelle file dell’Anci, l’associazione nazionale dei comuni italiani, c’è apprezzamento per la centralità assegnata ai sindaci, ma anche tanta preoccupazione per la gestione concreta dell’erogazione delle risorse sui territori. Sul disagio economico poi insiste anche l’allarme della Commissione Antimafia, che parla di un combinato disposto “su cui le mafie sono pronte ad approfittare”. “Quattrocento milioni possano bastare soltanto fino alla prima metà di aprile, bisogna pensare invece ai mesi che verranno, e la cifra di 1 miliardo può essere una prima risposta efficace per gli 8mila comuni italiani”, spiega il vicepresidente dell’Anci Roberto Pella. Questo perché “le famiglie sono molto provate e il numero delle richieste è destinato ad essere molto alto”.