Coronavirus, Fao: Un piano di battaglia per garantire forniture alimentari a livello globale

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aileu farming/farmers during rice harvest. Photo by Martine Perret/UNMIT 4 february 2009;

La pandemia del Covid-19 ha messo il mondo su un percorso di crisi, con interventi senza precedenti per limitare la libertà di movimento e programmi per l’utilizzo radicale di fondi pubblici volti a contrastare la minaccia posta dal nuovo coronavirus, che non conosce confini. Il successo richiederà piani robusti ed efficaci volti ai nostri sistemi alimentari. Il Capo Economista della FAO, Maximo Torero Cullen, delinea un quadro di lavoro affinché i paesi possano ottimizzare questi programmi.

Man mano che sempre più paesi adottano misure di blocco per contenere e mitigare la crisi del Covid-19, esiste il rischio di rimanere senza cibo? 

La risposta breve è: sì e no. Il rischio esiste, ma esistono anche molte misure che possono essere adottate per ridurlo, e prima agiremo, prima potremo evitare di aggravare la crisi sanitaria globale. Per il momento i supermercati sono ancora ben forniti, ma è già possibile vedere che le pressioni dovute alle serrate cominciano ad avere conseguenze sulle filiere di approvvigionamento, per esempio il rallentamento delle spedizioni. Le interruzioni, in particolare nel settore della logistica, potrebbero concretizzarsi nei prossimi mesi. I governi stanno lanciando campagne su larga scala contro il coronavirus, e i loro piani di battaglia dovrebbero includere misure per ridurre gli effetti sulle filiere alimentari. Queste devono essere mantenute attive ovviamente per tutti, ma in particolare per i più vulnerabili, tenendo presente che gli imperativi di salute pubblica richiedono la collaborazione di tutti e devono essere disponibili a tutti. Pertanto la risposta lunga, per così dire, è no, perché non possiamo permetterci di commettere errori che aggraverebbero le sofferenze.

Qual è il primo passo?

Risposte strategiche coordinate devono essere proprie di ogni passo, ma consentitemi di sottolineare la priorità di rafforzare le capacità di migliorare l’assistenza alimentare d’emergenza e di rafforzare le reti di sicurezza per le popolazioni vulnerabili.

In tutto il mondo le scuole stanno chiudendo, il che significa che 300 milioni di bambini perderanno la mensa scolastica, la quale, per molti di loro, rappresenta una fonte cruciale di cibo nutriente. Inoltre, le misure di blocco si traducono in licenziamenti e riduzione dei redditi, il che rende sempre più difficile per le famiglie mettere cibo in tavola. Queste famiglie più di ogni altra cosa hanno bisogno di denaro contante. I pagamenti una tantum, come quelli utilizzati per esempio a Hong Kong e Singapore, o i trasferimenti di denaro utilizzando programmi esistenti come SNAP negli Stati Uniti o l’iniziativa della Cina per accelerare i sussidi di disoccupazione, sono appropriati. Il Perù ha preso come target i soggetti vulnerabili incrementando i benefit per gli over 65. In alcuni contesti saranno efficaci moratorie sulle tasse e sui mutui, come previsto dal decreto “Cura Italia” già in vigore. È importante che tali misure siano solide e credibili, in quanto la prevedibilità è essenziale in una situazione in cui i lavoratori sono costretti a rimanere a casa e a osservare il distanziamento sociale. Pertanto anche le banche alimentari e gli sforzi delle associazioni di beneficenza e delle organizzazioni non governative possono essere mobilitati per la consegna di alimenti.

Qual è il ruolo del commercio alimentare globale?

Il commercio alimentare globale deve rimanere attivo. Una caloria su cinque che consumiamo ha attraversato almeno un confine internazionale, un dato superiore al 50% rispetto a 40 anni fa. I paesi a basso e medio reddito rappresentano circa un terzo del commercio alimentare mondiale, che fornisce un notevole contributo sia al reddito che al welfare. I paesi che dipendono dalle importazioni di alimenti sono particolarmente vulnerabili al rallentamento dei volumi commerciali, soprattutto se, come sta accadendo, la loro moneta si svaluta. Mentre è probabile che i prezzi al dettaglio dei prodotti alimentari aumentino ovunque, il loro impatto è maggiore se improvviso, estremo e volatile, laddove i prezzi degli alimenti rappresentano una quota maggiore dei budget famigliari, e dove i picchi possono avere effetti a lungo termine sullo sviluppo umano e sulla produttività economica futura. I paesi dovrebbero rivedere immediatamente le loro opzioni in fatto di politica commerciale e fiscale – e le loro potenziali conseguenze – e collaborare per creare un ambiente favorevole al commercio degli alimenti.

Va assolutamente evitato il ricorso a politiche commerciali a scapito di altri – “beggar-thy-neighbor” – che sono emerse sotto forma di maggiori tasse sull’export o di divieto assoluto di esportazione da parte di alcuni paesi durante la crisi globale dei prezzi alimentari del 2008. Tendono a essere copiate peggiorando le cose per tutti, non solo per i partner commerciali più piccoli. Il commercio alimentare globale aperto aiuta a mantenere attivi i mercati alimentari a valle. In effetti, aiuterebbe a stabilizzare i mercati alimentari mondiali se si riducessero temporaneamente le dannose tariffe di importazione, gli ostacoli non tariffari agli scambi e le imposte sul valore aggiunto. Come minimo, dobbiamo far nostro il Giuramento di Ippocrate dei medici.

E i mercati interni?

La maggior parte dell’approvvigionamento alimentare avviene all’interno dei paesi. Esistono però ancora filiere di approvvigionamento, che nel caso degli agricoltori sono una complessa rete di interazioni che include agricoltori e braccianti agricoli, input chiave come fertilizzanti, sementi e medicinali veterinari, impianti di trasformazione, spedizionieri, dettaglianti e molti altri ancora. La pandemia globale metterà rapidamente a dura prova queste reti, quindi per scongiurare la carenza di alimenti è necessario fare ogni sforzo per mantenerle intatte e in efficienza. Come la frutta non raccolta o invenduta va a male, cosi esistono simili vincoli temporali interattivi lungo la filiera. Gli agricoltori non coltiveranno quello che nessuno può comprare, quindi il problema è l’accessibilità economica, ma anche la disponibilità e l’accessibilità.

Garantire la sicurezza dei lavoratori del sistema alimentare è fondamentale, quindi è necessario garantire misure sanitarie sul posto di lavoro, congedi per malattia, istruzioni per il distanziamento sociale, e lo stesso vale per il settore delle consegne. Più di un quarto del lavoro agricolo mondiale è svolto da migranti, quindi per evitare la carenza di manodopera andrebbero accelerate le pratiche sui visti, a prescindere da quanto possa sembrare controintuitivo in questo momento. Così come gli operatori sanitari in prima linea sono acclamati come eroi, chi lavora alle infrastrutture fondamentali del nostro sistema alimentare in questi tempi difficili merita riconoscimento e gratitudine, non stigmatizzazione e discriminazione. Nel frattempo, andrebbe vietato l’accesso ai visitatori agli impianti di produzione, ai magazzini e ai mercati all’ingrosso. I punti di vendita finali, come i supermercati, hanno iniziato a ridurre gli orari e a far ruotare il personale, mentre sono sempre più utilizzati i servizi di consegna senza contatto. Come ha dimostrato la Cina, le piattaforme di e-commerce hanno un enorme potenziale in questo caso.

E i piccoli agricoltori?

Uno dei paradossi della fame nel mondo è che, nonostante la loro attività, i piccoli agricoltori delle aree rurali dei paesi in via di sviluppo sono sproporzionatamente a rischio di insicurezza alimentare, e una delle ragioni principali è il basso reddito. Sarebbe tragico se questo problema si aggravasse, riducendo la loro capacità di produrre cibo nel momento in cui stiamo cercando di garantire che l’approvvigionamento alimentare rimanga adeguato per tutti. Pertanto i decisori politici devono prestare loro molta attenzione. Quello che sappiamo – e l’abbiamo visto durante i blocchi in Africa occidentale durante la crisi di Ebola – è che la restrizione dei movimenti e la chiusura delle strade limitano l’accesso degli agricoltori ai mercati sia per l’acquisto di input che per la vendita dei loro prodotti. Riducono inoltre la disponibilità di manodopera nei periodi di alta stagione. Il risultato è che i prodotti freschi possono accumularsi rimanendo invenduti, con conseguenti perdite alimentari e perdite di reddito per chi li coltiva. Il problema è doppiamente rilevante per l’Africa, dove l’approvvigionamento alimentare del continente è già minacciato dal flagello delle locuste.

C’è inoltre da tener presente che quello che abbiamo visto finora è un’ondata di acquisti eccezionali di alimenti non deperibili. In Italia la domanda di farina è aumentata dell’80%. Gli alimenti in scatola vanno a ruba. Eppure, a causa di fattori psicologici e dei limiti alla circolazione è più difficile vendere prodotti freschi e pesce, entrambi più difficili da conservare per consumo futuro.

I trasferimenti diretti di denaro sono fondamentali per gli agricoltori poveri, così come i sussidi per riavviare la produzione. Le banche possono rinunciare alle commissioni sui prestiti agli agricoltori e prorogare i termini di pagamento; il capitale può essere iniettato nel settore agricolo per aiutare le piccole e medie aziende agroalimentari – e la loro forza lavoro – a restare a galla. Durante l’emergenza i governi possono acquistare prodotti agricoli dai piccoli agricoltori per creare scorte strategiche di emergenza per fini umanitari.

Il lockdown della Cina intorno alla città di Wuhan ci insegna qualcosa: è stato ripristinato il programma “Vegetable Basket” istituito nel 1988, che ha consentito ai residenti nelle aree urbane di accedere a prodotti freschi e nutrienti, favorendo le aziende agricole nelle vicinanze. In alcune province, i governi locali hanno reagito ai “colli di bottiglia” nei macelli centralizzando l’attività e pagando i costi di refrigerazione per mantenere attivi gli allevamenti, e devolvendo contributi per il raggiungimento dell’obiettivo finale: garantire la disponibilità di cibo per chi è impossibilitato a lasciare la propria abitazione.

È ottimista?

Riusciremo a superare la pandemia del coronavirus, ma dobbiamo comprendere – subito – gli enormi danni che le misure adottate per contrastarlo infliggeranno al nostro sistema alimentare globale. La FAO ha molta esperienza in materia e può aiutare i paesi che necessitano di consulenza strategica in tempi brevi. Lavorando insieme possiamo mitigare questa situazione, e dobbiamo farlo. Implementare le misure che ho esposto, e cercare attivamente la cooperazione internazionale, può aiutare tutti i paesi a prepararsi alla battaglia da affrontare insieme.