Coronavirus, lettera a Speranza: “Noi infermieri usa e getta”

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“Siamo degli infermieri usa e getta. Come le mascherine: monouso”. E’ lo sfogo di Davide Vecchio, “uno dei diversi infermieri idonei presenti nelle graduatorie a tempo indeterminato piemontesi”. Il camice, dopo aver ricevuto l’offerta di arruolamento dell’unità di crisi, bisognosa di personale per gestire l’emergenza coronavirus, ha deciso di scrivere una lettera al ministro della Salute Roberto Speranza per esprimere l’amarezza provata: “Ieri l’unita di crisi piemontese, mi lasci passare il termine, ha assaltato la nostra graduatoria. Ha iniziato dal primo non ancora chiamato e nel giro di un pomeriggio ha contattato tutti noi, terminando la graduatoria, proponendo un contratto di sei mesi ‘eventualmente prorogabile’ e richiedendoci la disponibilità immediata – ricostruisce Vecchio – Noi abbiamo delle famiglie, delle spese e degli obblighi da rispettare, ma soprattutto abbiamo una dignità professionale”.

La lettera è stata resa nota dal sindacato Nursing Up Lombardia e Piemonte. “Pieno di entusiasmo, essendo in graduatoria, non aspettavo altro che giungesse il mio turno per entrare nei ranghi e fornire le mie competenze”, racconta ancora l’infermiere al ministro. Poi però “mi sono sentito svilito dal comportamento tenuto nei nostri confronti come non accadeva da tanto tempo ed avendo riunito più di mille colleghi e tenendo con loro una comunicazione in tempo reale posso dirle senza problemi che questo smarrimento è stato diffuso tra tutti noi”.

Avete detto tutti che l’Italia ha bisogno di un maggior numero di infermieri, noi ieri eravamo tutti pronti per ricevere le pec o le chiamate per il conferimento del tempo indeterminato e metterci a disposizione anche, in molti casi, accettando offerte esterne al bando, assumendoci tutti gli onori e gli oneri che la nostra scelta ci avrebbe portato, ma la realtà è stata amara: abbiamo ricevuto un’offerta di sei mesi”, si legge nella missiva.

“Non importa se entrando nella graduatoria abbiamo dimostrato competenze e preparazione, non importa se la nostra professione ha richiesto anni di studio e sacrifici. Ministro – dice Vecchio – io non pretendo tappeti dorati, encomi e parate. Richiedo, e anche in modo umile, il diritto di poter aiutare la mia patria potendo con i miei sforzi mantenere la mia famiglia. Io non so a quanti colleghi l’unità di crisi abbia conferito l’incarico in questo modo, ma le garantisco che se la proposta fosse stata più dignitosa avrebbe trovato più persone di quelle necessarie”