Coronavirus Lombardia, a Milano il virus accelera

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“Siamo già in una situazione molto complessa, soprattutto in alcune aree del Paese e della Lombardia. La grande scommessa, perdonatemi se lo dico, è vedere quanto riusciamo tenere fuori Milano e l’area metropolitana da una manifestazione di massa” della Covid-19. Così Massimo Galli, responsabile di Malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano, in prima linea contro l’emergenza Covid-19, e ordinario dell’università Statale del capoluogo lombardo, ospite in collegamento telefonico a ‘Mezz’ora in più’ su Rai3. L’esperto invita infatti a considerare “tutto quello che comporterebbe” questa evenienza “a carico degli ospedali”.

“Non chiedo misure più drastiche. Chiedo che si completi una serie di azioni di contenimento a livello dei territori in senso stretto”. Quella contro il coronavirus “è una battaglia che vinciamo negli ospedali, ma questi sono retrovie. Finché continuano a ricevere malati dal campo di battaglia è evidente che non potranno che collassare un giorno o l’altro”, aggiunge.

“Il discorso è che la battaglia va vinta sul territorio. C’è da fare ancora qualcosa in più secondo me, soprattutto nelle aree in cui abbiamo una quantità sempre maggiore di nuovi casi, per completare la valutazione in termini epidemiologici, per seguire i contatti e fare in modo che possano essere quarantenanti. Questo tipo di cose a cui non possiamo rinunciare se vogliamo finire presto” con l’emergenza

Dopo Bergamo e Brescia, la frontiera del focolaio di Covid-19 avanza verso Milano. Qui il contagio cresce inesorabile e costante, tra venerdì e ieri si registrato 244 nuovi positivi, che salgono da 1.307 a 1.551. “Stiamo facendo di tutto perché il virus non conquisti la città”, afferma il professor Massimo Galli, direttore del reparto di malattie infettive al Sacco. Le disposizioni di distanziamento sociale si intensificano, dopo scuole, uffici e negozi chiudono i parchi. «Ricordiamoci che i casi diagnosticati riguardano persone sintomatiche, che sono solo una parte del reale”, avverte Galli.

La Lombardia è allo stremo delle forze, con 11.685 positivi (1865 in più in un giorno), 4.898 pazienti ricoverati di cui 732 in terapia intensiva. E i morti sono quasi mille. Per capire la portata del dramma basti pensare che sull’Eco di Bergamo ieri c’erano udici pagine di necrologi, che il Comune di Milano ha messo a disposizione cento posti all’obitorio e ha cambiato il regolamento riducendo da trenta a cinque i giorni per decidere dove seppellire i defunti. Un’emergenza che ha spinto il governatore Attilio Fontana a una scelta drastica: reclutare Guido Bertolaso come «consulente» per reperire «sul mercato internazionale monitor e respiratori» destinati a un nuovo ospedale alla Fiera. Perché i presidi di tutta la regione, avverte l’assessore al Welfare Giulio Gallera, «sono vicini al punto di non ritorno.

Abbiamo pochissimi posti liberi nelle terapie intensive, ormai siamo nell’ordine di quindici, venti a disposizione. Se ogni giorno arrivano 85 persone in terapia intensiva e ne escono due o tre, è evidente che tutto questo non è sufficiente». Non ci sono ambulanze abbastanza per smistare i pazienti tra i vari ospedali e soprattutto mancano i medici, tanto che la regione ha lanciato una campagna di assunzioni internazionali.