Coronavirus, “per ogni caso noto 5-6 non individuati”

Il coronavirus si nasconde in bella vista. Per ogni caso noto di Covid-19, ce ne sarebbero altri 5-10 ‘in giro’, che non sono stati individuati. Lo suggerisce sul ‘New York Times’ Jeffrey Shaman, epidemiologo della Columbia University e autore senior dello studio realizzato con i colleghi dell’Imperial College di Londra, pubblicato ieri su ‘Science’. Secondo la ricerca in Cina, a fine gennaio, ben l’86% dei casi sarebbe stato non diagnosticato. Ebbene, gli scienziati hanno riferito che, per ogni caso confermato, ci sono probabilmente altre 5-10 persone con infezioni non rilevate. Questi casi spesso più lievi sono, in media, infettivi per circa la metà rispetto a quelli confermati, ma sarebbero responsabili di circa l’80% dei nuovi casi.

I ricercatori hanno studiato la diffusione naturale del virus in Cina prima che il governo istituisse il divieto di viaggi e una politica di test aggressiva. Durante quel periodo, da dicembre dello scorso anno a fine gennaio, circa 6 casi su 7 non sono stati rilevati. Una situazione che, scrive il quotidiano statunitense, sarebbe analoga a quella attuale negli Stati Uniti e in altri Paesi occidentali, dove i test non sono ancora ampiamente disponibili, hanno detto i ricercatori. “Se avremo 3.500 casi confermati negli Stati Uniti, potreste in realtà” considerarne “35.000”, ha dichiarato Shaman. Durante una conferenza stampa telefonica, gli scienziati autori dello studio – che rappresentavano più di una dozzina di istituzioni ed enti di ricerca impegnati nel monitoraggio di Covid-19 – hanno sottolineato l’importanza di aumentare i tamponi.

“E’ fondamentale implementare i test su larga scala”, ha dichiarato la Elizabeth Halloran, professore di Biostatistica all’Università di Washington e ricercatore senior presso il Centro di ricerca sul cancro Fred Hutchinson. “Ed è importante sviluppare test economici, in modo che le persone possano essere testate quando ne hanno bisogno”. La nuova analisi si è basata sui dati delle infezioni documentate in Cina e su quelli della mobilità, nonché su un modello di interazione sociale tra la popolazione, per stimare il numero di casi non rilevati, nonché i tassi di infezione. Si è scoperto così che, dopo che il governo cinese ha bloccato Wuhan, la città al centro del primo focolaio, il 23 gennaio e ha iniziato i test a tappeto, il quadro è cambiato drasticamente. Col tempo, infatti, i tamponi hanno permesso di identificare circa il 60% dei soggetti positivi, rispetto al precedente 14%. Il team di scienziati comprendeva autori di cinque istituzioni, tra cui l’Imperial College di Londra, la Tsinghua University di Pechino e l’Università di Hong Kong.

I ricercatori hanno poi hanno affermato che il numero di casi non rilevati per ogni paziente confermato può variare da paese a paese. E che i pazienti non identificati in Cina si sono moltiplicati prima del blocco dei voli. Infine, sebbene in media questi pazienti ‘invisibili’ siano meno contagiosi di quelli confermati, non è detto che abbiano causato infezioni più lievi nei nuovi infetti, hanno detto i ricercatori. “Solo perché si prende la malattia da qualcuno con sintomi lievi non significa che i tuoi saranno altrettanto lievi”, ha concluso Shaman.


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