Coronavirus, Ricciardi: “Futuro? Test, tracciamento hi-tech e stop mirati”

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“Ora la chiusura è un aspetto indispensabile, ma bisognerà attrezzarsi”. Quanto alle prospettive, “c’è un’altra azione” su cui si lavora “e l’idea è, su mia proposta, di adottare la parte buona del modello coreano contro il nuovo coronavirus, “anche se in ritardo”. Contenimento-test-tracciamento hi-tech. Potrebbe essere questa la “via d’uscita”, o comunque “l’unica via percorribile verso una nuova ‘anormalità'” per Walter Ricciardi, componente italiano del comitato esecutivo dell’Oms e consulente del ministro della Salute.

L’esperto, in una diretta Facebook sulla pagina di ‘Azione’, guarda al futuro e spiega la strategia che “potrebbe consentirci di non far lievitare l’infezione a Sud e darci una via d’uscita” dal contenimento di massa. L’idea pian piano potrebbe essere quella di abbandonare il modello ‘tutti a casa’ e “fare un contenimento individuale, attestata la specificità dello stato infettivo di ciascuno”.

Il punto di partenza è una condizione: quella di applicare “adesso la strategia del test ai sintomatici precoci anche lievi, con un solo sintomo, e poi farlo anche ai guariti che hanno fatto decorrere la malattia a casa”. Parola d’ordine: identificare lo status infettivologico della popolazione e abbinarlo a un “tracciamento ipertecnologico” che permette di sapere “dove andare a cercare”.

Così si potrebbe “consentire alle persone non infette di muoversi e lavorare e alle persone con status pericoloso per sé e gli altri di stare a casa. Sarebbe una nuova ‘anormalità’, qualcosa che “sono fiducioso potrebbe avvenire anche nel mese di maggio”. Nell’immediato “le prospettive sono che è necessario continuare il contenimento”.

Invece “la normalità – prosegue Ricciardi – ce l’avremo solo quando si sarà trovato un vaccino e questo richiederà tempo 12-18 mesi circa, o una cura” per cui ci vorrà “forse meno, se siamo fortunati a identificare il prodotto giusto”. In mezzo ci sarebbe la strategia del contenimento ‘mirato’ grazie al test e al tracciamento hi-tech. “Non c’è dubbio – puntualizza l’esperto – che è un argomento delicato e dobbiamo lavorarci”. Su questo fronte, dice, “stanno già lavorando il ministero della Salute e dell’Innovazione tecnologica e il Garante della privacy. Io sono convinto che è l’unica strada. Non sarà facile, certo. Ma è la strada su cui andranno avanti anche i tedeschi, i francesi e altri. Contenimento, test e tracciamento tecnologico”.

“Il mondo aveva avuto avvisaglie” prima di Covid-19, ragiona Ricciardi. “Il successo di Taiwan, della Corea del Sud, di Singapore è stato aver preso immediatamente misure. Erano stati ‘educati’ dalla Mers che in precedenza aveva fatto danni e hanno adottato subito misure di tracciamento e contenimento. Hanno fatto test mirati a tutti i sintomatici anche lievi e accanto a questo test iniziale hanno cominciato un’opera di tracciamento con il telefonino che ha permesso” di procedere a isolamenti altrettanto mirati, di “bloccare l’epidemia e avere pochi casi”.

La logica del “testa-traccia-contieni è stata la chiave del successo in questi Paesi. Per gli altri che non l’hanno fatto dal primo momento come la Cina la strada ineludibile è stata lo ‘shutdown’. Questa lezione l’abbiamo imparata anche noi”.