Coronavirus, via libera a farmaci promettenti: ecco le possibili cure

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Coronavirus, l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha  attivato, in collaborazione con l’Ema, l’ente regolatorio europeo dei medicinali, una ‘fast track’, un iter veloce che consente, nel caso vengano alla luce dati su nuovi farmaci efficaci per combattere Covid-19, di approvarne l’uso negli ospedali in poche ore. I requisiti sono la disponibilità di dati sulla sicurezza dell’impiego nell’uomo, ricorda l’Aifa all’Adnkronos Salute.

Ma quali sono al momento i medicinali con le carte in regola per fare la differenza nel trattamento dei pazienti affetti da Covid-19? Favilavir è stato il primo farmaco approvato dalla National Medical Products Administration of China ed è un antivirale che ha mostrato una buona efficacia con minimi effetti collaterali, in un trial clinico su 70 pazienti a Shenzhen.

Un farmaco per Ebola sviluppato da Gilead Sciences, remdesivir, sembra fra i candidati più promettenti contro il nuovo coronavirus, già usato per molti pazienti nel mondo, Italia inclusa: è ora in fase di sperimentazione ufficiale in due studi clinici randomizzati di fase III in due paesi asiatici e negli Usa e i risultati dovrebbero essere disponibili nelle prossime settimane.

La Cina ha inoltre approvato l’uso di Actemra* (tocilizumab) di Roche per il trattamento di gravi complicanze legate al coronavirus. Questo anti-artrite pare abbia la capacità di prevenire l’esplosione delle citochine come reazione del sistema immunitario, considerata una delle ragioni dell’insufficienza d’organo che porta alla morte alcuni pazienti con coronavirus. Il medicinale è anche in fase di valutazione in uno studio clinico in Cina, ed è stato adottato in Italia, a Napoli, dove è stato somministrato a due pazienti ricoverati all’ospedale Cotugno.

Ci sono poi i farmaci contro l’Hiv, che si stanno rivelando parte integrante della cura di Covid-19, facendo parte dei ‘cocktail’ di prodotti somministrati anche ai pazienti italiani. La combinazione è stata inserita nella lista dei medicinali essenziali dell’Organizzazione mondiale della sanità: si tratta dell’inibitore della proteasi dell’Hiv lopinavir, impiegato insieme al simile ritonavir. Janssen, una consociata di Johnson & Johnson, ha donato il suo farmaco darunavir per l’uso in attività di ricerca volte a trovare un trattamento per Covid-19: è un inibitore della proteasi di cui rapporti aneddotici suggeriscono una potenziale attività antivirale contro il nuovo coronavirus.

Anche il farmaco antivirale galidesivir (Bcx4430) di BioCryst Pharma ha mostrato un’attività ad ampio spettro contro una vasta gamma di agenti patogeni, incluso il coronavirus. E un inibitore nucleosidico dell’Rna polimerasi che interrompe il processo di replicazione virale. Ha già mostrato benefici in termini di sopravvivenza nei pazienti affetti da Ebola, Zika, Marburg e la febbre gialla. Galidesivir è attualmente in fase di sviluppo avanzato. Come ricorda anche la Società italiana di farmacologia (Sic), è stata autorizzata anche la combinazione di ribavirina (che inibisce la sintesi di Rna) con gli inibitori della trascrittasi inversa emtricitabina e tenofovir alafenamide fumarato, che hanno un grande successo con il virus dell’Hiv.

Ci sono però pareri contrastanti e ci sono scienziati per i quali sarebbe opportuno evitare farmaci che si sono dimostrati attivi su altri virus, ma il cui bersaglio ha una rilevanza bassa nel Covid-19, come ad esempio la trascrittasi inversa, evidenziando che il coronavirus non ha una particolare predisposizione a usare questi bersagli farmacologici per i suoi processi vitali. Nondimeno ci sono studi clinici con questi farmaci (Baloxavir Marboxil, Oseltamivir e Umifenovir) che presumibilmente daranno il loro responso per il mese di maggio.

Un principio condiviso da alcuni scienziati è quello di usare farmaci che abbiano un ampio spettro di attività, dal momento che conosciamo ancora poco del Covid-19, e che abbiano pochi e lievi effetti collaterali. In questo modo abbiamo più possibilità di intercettare anche qualche componente importante del Covid-19. E così che sono stati testati anche farmaci quali il Favipiravir, normalmente usati per l’influenza di tipo A e B e, con anche altre motivazioni, farmaci molto vecchi quali l’antimalarico clorochina, o molto nuovi quali camostat mesilato, baricitinib e ruloxitinib, farmaci anti-Hiv e, ancora, gli antivirali saquinavir, indinavir, lopinavir e ritonavir, l’inibitore del proteasoma carfilzomib, farmaci per virus respiratori sinciziali, per la schizofrenia e anche immunosoppressivi.

Allo studio, poi, almeno 30 vaccini nel mondo, fra cui un prodotto per uso intranasale sperimentato dall’americana Altimmune: l’azienda biofarmaceutica ha completato la progettazione e la sintesi del vaccino sulla falsariga di un suo prodotto già approvato per l’influenza stagionale e ora lo sta portando avanti verso la sperimentazione e il test sugli animali.

Vipin K. Garg, presidente e amministratore delegato di Altimmune, ha sottolineato che “la nostra tecnologia di vaccino intranasale è particolarmente adatta per fornire protezione sistemica contro le infezioni respiratorie che colpiscono le vie aeree superiori e inferiori: dirige la risposta immunitaria dove è maggiormente necessaria a proteggere dalle infezioni respiratorie, puntando al probabile sito di attacco virale iniziale. I test clinici del vaccino potrebbero iniziare già nel mese di agosto”.