Inquinamento atmosferico, drammatici effetti sulla salute umana: farebbe perdere in media circa 3 anni di vita

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Il problema dell’impatto sulla salute causato dall’inquinamento atmosferico è sempre più attuale e spesso sottostimato. I potenziali danni provocati dall’esposizione all’inquinamento atmosferico, sono un problema concreto per molte città di tutto il mondo. Un nuovo studio nato dalla collaborazione tra il Max Planck Institute e lo University Medical Center di Mainz fissa a circa 3 anni la perdita di aspettativa di vita legata all’inquinamento dell’aria, addirittura maggiore a quella provocata da un regolare consumo di tabacco. L’Asia orientale sarebbe l’area più colpita dal problema, con il 35% dei decessi dovuti proprio all’inquinamento atmosferico.

Inquinamento aria porta malattie cardiovascolari
Sono diverse le possibili cause dell’inquinamento atmosferico, originato sia naturalmente, come nel caso degli incendi, o per le emissioni provocate dall’uomo. I ricercatori dei due atenei tedeschi hanno raccolto e analizzato i dati relativi agli effetti di tutti questi tipi di inquinamento, esaminando così la connessione tra questi e l’occorrenza di malattie che influivano sulla mortalità o sull’aspettativa di vita in tutti i Paesi del mondo. Tutto ciò ha portato i team di ricerca a realizzare il primo studio volto a valutare l’impatto globale dell’inquinamento dell’aria sulla salute umana paragonato ad altri fattori di rischio. Secondo quanto affermato da Thomas Münzel, dello University Medical Center di Mainz, il lavoro “mostra che l’inquinamento atmosferico è la principale causa di morte prematura e perdita di aspettativa di vita, agendo in particolar modo attraverso le malattie cardiovascolari”.

Evitabili 5,5 milioni di morti all’anno
Le conclusioni illustrate da Munzel, pubblicate anche sulla rivista Cardiovascular Research, sono supportate da diversi dati. Guardando a tutti i Paesi del mondo, la perdita di aspettativa di vita media causata dall’inquinamento atmosferico sarebbe infatti di 2,9 anni, mentre per quanto riguarda la mortalità provocata da questo fenomeno i picchi sono raggiunti in Asia orientale e meridionale. Ciò accade poiché, come spiega Münzel, le “particelle sottili favoriscono danni cardiovascolari e quindi problemi quali arresto cardiaco, infarto, aritmia e scompenso cardiaco”. Per questo motivo, i ricercatori spingeranno affinché l’inquinamento atmosferico sia espressamente inserito tra i fattori di rischio cardiovascolare, al fine di contribuire a evitare circa, stimano gli autori, 5,5 milioni di morti ogni anno.