Lavare i denti 3 volte al giorno riduce il rischio di diabete

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La prima problematica da affrontare quando si pensa a una corretta igiene dentale, è proprio relativa al numero di volte in cui ci si deve lavare i denti in una giornata. Nella maggior parte dei casi la risposta data è due-tre volte al giorno. Di solito di mattina, appena svegli o nel migliore dei casi subito dopo colazione, e poi di sera, prima di andare a dormire. Ma in realtà le cose andrebbero fatte diversamente. Infatti, i denti andrebbero puliti ogni volta che si mangia qualcosa. In particolare perché il ciclo di formazione della placca batterica è di appena poche e dall’ultimo pasto.

La paradontite è una delle patologie più diffuse al mondo, Nelle popolazioni occidentali la prevalenza sopra i 35 anni è del 47%, e supera il 60% negli over 65. I casi gravi, a rischio di perdita dentaria nel breve medio-periodo, sono il 10-15% della popolazione. La parodontite grave e avanzata è considerata la sesta patologia più diffusa al mondo, colpendo in media l’ 11% della popolazione, pari a 750 milioni di persone al mondo, 7-8 milioni in Italia.

Lavare i denti 3 volte al giorno riduce il rischio di diabete, mentre malattie della bocca come la parodontite o la perdita di molti denti (15 o più elementi) aumentano il rischio rispettivamente del 9% e del 21%. È quanto emerso da un maxi-studio condotto presso l’Ospedale di Seul e la University College of Medicine di Seul e pubblicato sulla rivista Diabetologia. La parodontite si associa frequentemente al diabete mellito tanto che è stata definita la “Sesta Complicanza” del diabete, ricorda Livio Luzi, Coordinatore del Gruppo di Studio SID Diabete e Parodontopatia e Ordinario di Endocrinologia presso l’Università degli Studi di Milano. Negli ultimi anni è cresciuta l’evidenza scientifica per la quale la parodontopatia può a sua volta facilitare l’insorgenza del diabete mellito, spiega Luzi che è anche Direttore del Dipartimento di Endocrinologia, Nutrizione e Malattie Metaboliche del Gruppo MultiMedica, Milano.

L’infiammazione gioca un ruolo chiave nello sviluppo del diabete e sono ormai sempre maggiori le prove scientifiche che suggeriscono come uno stato infiammatorio della bocca (come nel caso della malattia delle gengive, la parodontite) o anche infezioni come le carie possano avere un riverbero a livello di tutto l’organismo e quindi generare infiammazione ‘sistemica’. Lo studio ha coinvolto 188.013 individui partecipanti al progetto ‘National Health Insurance System-Health Screening Cohort’ (NHIS-HEALS) in Corea. Il 17,5% del campione soffriva di parodontite, che, se non curata, può portare alla perdita di parecchi denti. Dopo 10 anni di monitoraggio il 16% del campione ha sviluppato il diabete (31.545 individui).

Ebbene, è emerso che chi soffriva di parodontite e chi aveva perso molti denti (15 o più elementi) presentava un rischio di ammalarsi di diabete rispettivamente del 9% e del 21% maggiore in media. È emerso anche che lavare i denti tre o più volte al giorno riduce il rischio di diabete dell’8%. In particolare si è poi visto che per gli individui giovani (under-50) lavare i denti due o tre volte al giorno si associa a rischio di diabete ridotto rispettivamente del 10 e del 14%. L’effetto protettivo dell’igiene orale è risultato ancora più forte tra le donne.

E ancora per gli over-50 aver perso dei denti si associa a un rischio di ammalarsi di diabete del 34% maggiore. “Questo studio è molto importante per due motivi ben precisi – commenta Cristiano Tomasi dell’Università di Gotemburg e membro della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP): il primo è che coinvolge un campione di soggetti molto numeroso e segue i pazienti per parecchi anni. Lo studio è stato reso possibile dal fatto che in Corea del Sud esiste un registro nazionale assicurativo (come nei paesi scandinavi) dove tutti i dati relativi alla salute delle persone sono registrati annualmente. Inoltre i risultati di questo studio indicano ancora una volta che lo stato infiammatorio della bocca influisce sul rischio di sviluppare il diabete”. “Bisogna implementare programmi di informazione e prevenzione su larga scala, sensibilizzando verso l’importanza di controlli periodici dal dentista – conclude Tomasi. Inoltre il dentista potrebbe essere una ottima sentinella per la diagnosi precoce delle patologie metaboliche, individuando i pazienti a rischio e invitandoli ad approfondire il proprio stato di salute presso un medico o uno specialista diabetologo”.

“Vista la rilevanza sempre crescente di una corretta igiene orale nel paziente diabetico e pre-diabetico – sottolinea Luzi – dovrebbe esistere una stretta collaborazione tra odontoiatra/parodontologo e diabetologo. In termini pratici, il diabetologo dovrebbe suggerire una visita odontoiatrica ai pazienti diabetici con segni di parodontopatia (ad esempio sanguinamento gengivale durante l’uso dello spazzolino) e, similmente l’odontoiatra dovrebbe inviare al diabetologo pazienti pre-diabetici con parodontopatia (ad esempio misurando nel proprio studio la glicemia capillare). Tale collaborazione è di tale importanza che la Società Italiana di Diabetologia, assieme alla Associazione Medici Diabetologi e alla SIdP hanno costituito da circa 2 anni un Gruppo di Studio congiunto per approfondire le evidenze scientifiche e programmare eventi divulgativi ed interventi in questo ambito”. L’interazione pratica tra diabetologo ed odontoiatra può essere però in parte sminuita dalle condizioni socio-economiche specifiche del paziente. “Infatti, mentre il nostro Servizio Sanitario Nazionale prevede l’esenzione per la patologia Diabete Mellito, tale esenzione non è prevista per la Parodontopatia (gestita quindi giocoforza in regime privatistico dagli odontoiatri). Questo è un aspetto su cui le autorità di governo della salute dovrebbero intervenire”, conclude Luzi.