Le origini del virus e lo sfruttamento degli animali – Video

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Ci troviamo, ormai da diverse settimane, nel pieno di quella che l’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato essere “un’emergenza internazionale di salute pubblica”. Trattasi del Covid-19, un nuovo ceppo di coronavirus mai identificato prima nell’uomo che, nel momento in cui scriviamo, ha causato oltre 34.000 decessi e contagiato più di 723.000 persone nel mondo, con 10.779 morti e oltre 73.880 positivi solo in Italia.

Come la maggior parte (circa il 70%) delle malattie umane fino ad oggi conosciute, anche questo virus deriva da un’interazione più o meno diretta fra animali, selvatici e addomesticati, e l’essere umano. Queste patologie sono dette zoonotiche, in quanto partono dall’animale e arrivano all’uomo attraverso un salto di specie del virus chiamato spillover. Lo scambio di patogeni è favorito in quei luoghi che agevolano il contatto interspecifico: non solo i mercati, legali o illegali, in cui si concentrano molti individui e più specie animali, ma anche i terreni deforestati che privano la fauna autoctona del loro habitat e gli allevamenti intensivi, tutti complici del deterioramento degli ecosistemi e della perdita di biodiversità.

Al momento non ci sono evidenze scientifiche, ma si ritiene che il fatidico spillover che ha generato la pandemia di Covid-19 sia avvenuto proprio in un mercato, quello di Wuhan in Cina: una situazione che vede la presenza di molte persone in relazione con animali morti e animali vivi. Lo scenario più probabile suggerisce che il serbatoio del patogeno sia una specie di pipistrello ampiamente presente in Cina e che il coronavirus sia arrivato all’essere umano tramite il passaggio attraverso un ospite intermedio.

A rileggerlo oggi pare incredibile, ma un libro uscito nel 2012 anticipò con stupefacente esattezza tutti i dettagli di questa recente pandemia. Parliamo del saggio Spillover, che tratta appunto il salto di specie, scritto da David Quammen, divulgatore scientifico e giornalista. Il testo parla della diffusione dei nuovi patogeni e delle grandi epidemie e spiega come questi devastanti virus siano la risposta della natura all’assalto dell’uomo nei confronti degli ecosistemi e dell’ambiente. Secondo Quammen: «Stiamo invadendo e alterando gli ecosistemi con sempre più decisione, esponendoci a nuovi virus e offrendoci come ospiti alternativi. Siamo troppi e consumiamo le risorse in modo avido, e ciò ci rende una specie di buco nero che attira tutto, anche i virus. Dobbiamo ridurre velocemente le attività che impattano sull’ambiente, ridimensionare la popolazione e porre un freno alla domanda delle risorse.»

L’intervista di Qummen a Che Tempo che fa