Siria, la strage di bambini che tutti ignorano

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Mentre il mondo intero è alle prese con l’epidemia coronavirus quello che sta accadendo nel Nord della Siria dopo circa nove anni di guerra lascia ancora una volta senza parole. L’ultimo attacco sulla regione di Idlib, sta provocando infatti la peggiore crisi umanitaria dall’inizio del conflitto.

Ha colpito tutti la storia della piccola Iman, morta assiderata a un anno e mezzo tra le braccia del padre che cercava di portarla a piedi in ospedale da un campo profughi ma sono migliaia e migliaia i bambini stremati. Si bombardano ospedali, mentre la diplomazia internazionale sembra come paralizzata.

La mattanza di bambini, condotta nel silenzio complice della comunità internazionale mentre è ormai guerra totale tra Ankara e Damasco. «Ancora una volta siamo scioccati da un’ondata di violenza inarrestabile che ha visto almeno nove bambini e tre insegnanti uccisi mentre 10 scuole e asili sono stati attaccati due giorni fa a Idlib, nel nord-ovest della Siria – dichiara Ted Chaiban, direttore regionale dell’Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa -. Almeno quattro di queste scuole erano sostenute dai partner dell’Unicef.

Arrivano notizie secondo cui almeno 40 donne e bambini sarebbero rimasti feriti in questi attacchi. Questi attacchi arrivano in un momento in cui l’aumento della violenza nel nord della Siria ha costretto più di mezzo milione di bambini a fuggire. Quasi 280.000 bambini hanno subito un’interruzione della loro istruzione. Almeno 180 scuole della zona non sono operative perché sono state danneggiate, distrutte o ospitano famiglie di sfollati. Condanniamo fermamente – rimarca Chaiban – l’uccisione e il ferimento dei bambini. Le scuole e le altre strutture didattiche sono un rifugio per i bambini. Attaccarle è una grave violazione dei diritti dei bambini».

«Dall’inizio del 2020, sono già 22 le scuole bombardate, di cui quasi la metà in questa giornata», denuncia Save the Children. «È ora di dire basta alla guerra sui bambini. Le scuole dovrebbero essere luoghi sicuri dove i bambini possono imparare e giocare, anche in una zona di conflitto. Colpire scuole e asili usati per scopi civili è un crimine di guerra», fa eco Heba Morayef, direttrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord. «Nove anni dopo l’inizio della crisi, il governo siriano continua a mostrare profondo disprezzo per le leggi di guerra e per la vita dei civili. Gli attacchi alle scuole fanno parte di una politica sistematica di attacchi contro le popolazioni civili e costituiscono crimini contro l’umanità e crimini di guerra», ha sottolineato Morayef.