Coronavirus, il pediatra: “La lezione dei teenager, disciplinati e resilienti”

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Se molti adulti sono sbalestrati e molti anziani spaventati, l’emergenza Covid-19 ha messo in luce “la disciplina e la resilienza dei nostri adolescenti: ragazzini di 13-15 anni che da un giorno all’altro hanno rinunciato ai pomeriggi con gli amici, si sono convertiti alle lezioni online, si allenano in casa con genitori fino a poco tempo fa irreperibili e magari stanno anche imparando cucinare. Insomma, i giovanissimi sembrano reagire meglio a questa emergenza.

Una crisi che ci porta a riflettere anche sulla genitorialità: in effetti con la nostra ‘vecchia’ organizzazione di vita non c’era il tempo, specie per i ragazzi. Adesso si stanno riscoprendo le relazioni all’interno dei nuclei familiari”. Ad accendere i riflettori su aspetti rimasti finora nell’ombra è Alberto Villani, presidente della Società italiana di pediatria (Sip), che all’Adnkronos Salute illustra le “lezioni che dobbiamo portare a casa da questa emergenza”.

Ora che i numeri dei nuovi casi vengono letti con speranza, si moltiplicano i connazionali multati perché fuori casa senza motivo. “Gli adolescenti però sono molto disciplinati – sottolinea l’esperto – E questo non stupisce un pediatra: bambini e ragazzini, quando hanno informazioni corrette, sono anche molto attenti alla salute. E’ il caso delle vaccinazioni: se qualche genitore è perplesso sul vaccino, non è raro che dopo la conversazione sia il figlio a insistere. L’onestà intellettuale e la libertà di pensiero rendono i ragazzi più positivi e pragmatici. La presenza fisica dei genitori per loro vuol dire molto, e c’è anche da considerare che con questo virus il pensiero della morte è lontano dai giovanissimi: sono informati, a modo loro, spesso sui social. Insomma, sono attenti ma non hanno paura di morire”.

Ecco perché, pur tenendo conto delle altalene emotive dell’adolescenza, i ragazzi alla fin fine sono molto più equilibrati di tanti adulti, riflette il pediatra. “I giovanissimi – continua Villani – sono anche più attrezzati culturalmente: a una persona di sessant’anni come me manca non poter abbracciare un amico, gli adolescenti sono abituati a coltivare le relazioni sui mezzi digitali, cosa che fino a poco tempo fa ci preoccupava molto. Insomma, sono meglio predisposti a gestire le conseguenze dell’emergenza Covid e delle misure adottate per frenare il virus rispetto alle generazioni precedenti, sotto certi aspetti”.

Questo “è un momento difficile per il nostro Paese e per gli italiani. Ma non dobbiamo perdere l’occasione di apprendere quelle che possono essere lezioni positive. Per tanto tempo – aggiunge il pediatra – ci siamo interrogati sulla mancanza di genitorialità e sui riflessi sui nostri figli. Ora ci rendiamo conto che il problema era un altro: davvero non c’era il tempo. Il lockdown ci sta aiutando giocoforza a riscoprire le relazioni nei nuclei familiari, e ci spinge a pensare che dopo la fine dell’emergenza dovremo rivedere l’organizzazione delle nostre vite per guadagnare tempo”. Tempo da passare con bambini e ragazzi, in famiglia, ma anche con gli amici. Per riscoprire e alimentare quelle relazioni così vitali per gli esseri umani, interrotte o rese virtuali da Sars-CoV-2.