Coronavirus, Johnson trasportato in terapia intensiva: Il Regno Unito è sotto shock

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l primo ministro Boris Johnson è stato trasferito in terapia intensiva nel corso della giornata di oggi. La notizia è stata comunicata pochi minuti fa direttamente dalla 10 Downing Street, residenza del primo ministro del Regno Unito.

La stessa notizia era arrivata anche prima attraverso una fonte russa nel corso della giornata di oggi, inizialmente smentita dallo stesso primo ministro UK tramite un tweet.

Boris Johnson è stato sottoposto al tampone e risultato positivo al coronavirus più di dieci giorni fa, dopo aver manifestato una serie di sintomi tipici del COVID-19. Durante la serata di ieri, era stato ricoverato al St. Thomas’ Hospital per essere sottoposto a degli ulteriori test.

Nel pomeriggio di oggi, però, le condizioni di Boris Johnson si sono aggravate ulteriormente e, per questo motivo, è stato trasferito in terapia intensiva, sempre al St. Thomas’ Hospital. Un portavoce della 10 Downing Street ha commentato la situazione:

Precipitano le condizioni di salute di Boris Johnson, in ospedale dopo il contagio da coronavirus, ed è dramma al cuore del potere nel Regno Unito.

Il primo ministro britannico, 55 anni, è stato trasferito nel reparto di terapia intensiva del St Thomas hospital di Londra, dove era stato ricoverato all’improvviso 10 giorni dopo essere risultato positivo al test del Covid-19 e dopo un periodo d’isolamento a Downing Street durante il quale non era riuscito a superare i sintomi dell’infezione.

Ma già il Times aveva messo in guardia dall’eccessivo ottimismo, riferendo di un premier costretto a farsi somministrare ossigeno, già da suo arrivo ieri al St Thomas. Mentre l’agenzia russa Ria Novosti citava fonti anonime che parlavano di un Johnson attaccato addirittura a un ventilatore per la respirazione assistita, attirandosi l’accusa di “disinformazione” da Londra. Vere o false che fossero queste voci, sta di fatto che per BoJo non si tratta più di quel contagio in forma “lieve” annunciato dei primi giorni. Bensì di un decorso grave, che lascia un intero Paese sotto una cappa di angoscia proprio nel giorno in cui i dati su contagi e morti avevano lasciato intravvedere un’inversione di tendenza positiva dopo due settimane piene di lockdown e d’intimazioni a “restare in casa” seguite agli iniziali auspici, e forse alle illusioni, di una strategia più soft e graduale contro la pandemia sull’isola.

Alla conferenza stampa di giornata a Downing Street, Raab – a questo punto premier ad interim – aveva da parte sua provato a martellare sul refrain che il premier “restava responsabile” dell’azione dell’esecutivo e che la compagine stava lavorando “a manetta” per attuarne le istruzioni. Ma si era d’altro canto rifiutato di escludere aggiustamenti nella catena di comando sui dossier della sicurezza nazionale. Aggiustamenti ormai inevitabili, mentre il neo capo dell’opposizione laburista Keir Starmer, sconvolto dalla “terribile notizia”, ha affermato che “tutti i pensieri del Paese sono con il primo ministro e la sua famiglia in questo momento così incredibilmente difficile”, a cominciare dalla compagna incinta Carrie Symonds, contagiata pure lei.