Coronavirus, nuovo studio: Il virus si diffonde anche nell’aria: Iss: “All’aperto è da escludere”

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Secondo nuovi studi scientifici la diffusione del coronavirus può avvenire anche attraverso l’aria, e non soltanto con il contatto. E ora anche l’Organizzazione mondiale della sanità è pronta a rivedere le sue misure guida. Lo ha fatto sapere il direttore responsabile dell’Oms, David Heymann, annunciando alla Bbc che “stiamo studiando le ultime evidenze scientifiche”. Negli Usa si raccomanda l’uso di mascherine in pubblico.

Al momento non ci sono studi completi e ci vorranno settimane o mesi per averli ma quello che sembra molto probabile è che il virus possa resistere nell’aria molto più tempo di quello che si pensasse. A dimostrarlo empiricamente sarebbero i dati di contagio anche negli ospedali tra operatori sanitari. Il Covid-19 in aerosol, quindi non nel respiro normale ma quello prodotto dalle macchine, potrebbe rimanere attivo per molte ore. E sono proprio le rianimazioni i luoghi dove allora la stana potrebbe saturarsi di aria infetta e senza adeguate protezioni medici e infermieri sono a grandissimo rischio.

Gianni Rezza, “Virus circola nell’aria? All’aperto è da escludere”

“La gente ha paura che andando per strada o stando sul balcone” ci possa essere una trasmissione del virus. “Al di fuori degli ambienti chiusi possiamo escludere” questa ipotesi. Lo ha detto Gianni Rezza, direttore del Dipartimento di malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, in conferenza stampa sull’emergenza coronavirus organizzata nella sede dell’Iss e trasmessa in streaming, rispondendo a una domanda sulla possibilità che l’Oms riveda le indicazioni per l’uso delle mascherine da parte della popolazione.

Rezza ha sottolineato che “abbiamo dei segnali cautamente positivi, l’infezione sta diminuendo nelle aree più colpite e la curva dei casi sta appiattendosi o forse probabilmente questo è il preludio a una iniziale e graduale diminuzione del numero di nuovi casi. Ma dobbiamo essere cauti, questo virus non ci mette niente a riprendere la sua circolazione anche molto attiva”.

Quanto al Sud, “siamo moderatamente ottimisti e moderatamente contenti chesia stato in parte risparmiato, ma questo è avvenuto non perché c’è una resistenza genetica all’infezione né perché la temperatura è più alta, ma semplicemente perché l’intervento di distanziamento sociale adottato su scala nazionale ha fatto sì che, laddove il numero di infezione fosse relativamente basso, continuasse ad essere basso. Sia ben chiaro che, se noi avessimo mollato, a questo punto avremmo tante Codogno”.

Brusaferro – “In questo momento non abbiamo evidenze per dire che il virus circola nell’aria”. Così Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità – in conferenza stampa sull’emergenza coronavirus organizzata- rispondendo a una domanda sulla possibilità che l’Oms riveda le indicazioni per le linee guida sul’uso delle mascherine da parte della popolazione.

“I dati che abbiamo a livello epidemiologico internazionale – precisa Brusaferro – ci dicono che le principali vie di trasmissione del virus largamente responsabili della sua trasmissione sono quelle per ‘droplet’ (goccioline) e quelle per contatto. Il contagio per via aerogena era stato ipotizzato e dimostrato in alcuni contesti particolari e in presenza di alcune procedure soprattutto in ambito sanitario. Dai dati della letteratura scientifica finora sappiamo dunque che queste due sono le principali modalità di trasmissione, poi valuteremo man mano che arriveranno nuovi dati”