Coronavirus, quasi 19500 morti in Italia

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Il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli nella sede operativa della Protezione Civile durante la conferenza stampa, Roma, 28 Febbraio 2020. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Sono 19468 i morti in Italia nella crisi coronavirus. Rispetto a ieri, sono stati registrati altri 619 decessi, come rende noto la Protezione Civile. I guariti totali sono 32534, con un incremento di oltre 2000 unità nelle ultime 24 ore. I casi attualmente positivi, nel complesso, sono 100269.

In isolamento domiciliare 68744 persone, i ricoverati con sintomi sono 28144. In terapia intensiva 3381 pazienti, oltre 100 in meno rispetto a ieri.

“Milano merita sempre la maggiore attenzione, non c’è un calo netto e deciso nei contagi, non rilassiamoci, restiamo a casa”. Lo ha detto l’assessore al Welfare della Regione, Giulio Gallera, elencando i dati dei contagi in Lombardia. Nella provincia di Milano il dato è il doppio di ieri: 520 nuovi casi rispetto a 269 per un totale di 13268. In città i nuovi casi sono 262, ieri erano 127, totale 5368. “Non è assolutamente finita, non dobbiamo abbassare in nessun modo la guardia, non dobbiamo pensare che il peggio sia passato perché i dati non sono stabili”, ha spiegato. “I dati ci dicono che veramente non è finita, non rilassatevi, è vero che il trend è migliore di settimana scorsa ma non ci fa ancora stare tranquilli”, ha aggiunto.

In Lombardia i positivi sono 57592 con una crescita di 1544 con quasi 10mila tamponi, mentre ieri c’erano stati 1246 nuovi casi con 9.372 tamponi. I deceduti sono 10511 con 273 nuovi decessi mentre ieri c’era stata una crescita di 216. I ricoverati non in terapia intensiva sono 12.026 con un aumento di 149 mentre ieri erano aumentati di 81, i ricoverati in terapia intensiva sono 1174 con un calo di 28 mentre ieri erano in calo di 34. Sono i dati resi noti dall’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera.

IL MINISTRO SPERANZA: ‘IL RITORNI ALLA NORMALITA’ CON IL VACCINO’– “Stiamo lavorando a una risposta di sistema per riportare famiglie, imprese e persone a ricominciare a vivere pienamente le proprie esistenze. Lo faremo quando la comunità scientifica consegnerà al mondo il vaccino, ma nel frattempo dobbiamo tenerci pronti ed essere all’altezza. Fino a quando non avremo un vaccino il distanziamento sociale è l’unica arma che abbiamo”. Lo ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza, che ha presentato l’hub della terapia intensiva promosso dalla Regione Emilia-Romagna. “Siamo dentro a questa crisi, guai a pensare che i segnali incoraggianti che arrivano, come il primo alleggerimento delle terapia intensive siano uno scampato pericolo. Cogliamo i primi frutti di sacrifici enormi, ma siamo ancora dentro questa crisi, ci sarà bisogno ancora di una stagione di grande rigore per non vanificare il lavoro straordinario fatto. Basta poco, anche una leggerezza in più”. Lo ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza, alla presentazione dell’hub di terapia intensiva in Emilia-Romagna.

“Se “la soluzione definitiva arriverà col vaccino”, è necessario, nei prossimi mesi avere un sistema pronto ad affrontare la situazione. In questo senso, secondo il ministro della Salute Roberto Speranza, va il progetto varato dalla Regione Emilia-Romagna di un hub da quasi 150 posti di terapia intensiva. “Il virus – ha detto – si può diffondere, ci possono essere seconde ondate, il sistema deve essere pronto, il servizio sanitario nazionale deve avere la forza di farsi trovare pronto di fronte a ipotesi negative che non ci auguriamo ma che non possiamo escludere”.