Coronavirus, tra i sintomi anche geloni a mani e piedi

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Le persone che hanno contratto il virus potrebbero manifestare i sintomi dopo 1-14 giorni. I sintomi più comuni della malattia da coronavirus (COVID-19) sono febbre, stanchezza e tosse secca. La maggior parte delle persone (circa l’80%) guarisce dalla malattia senza aver bisogno di cure particolari. A volte diarrea e gastroenteriti. Sono in sintomi più tipici del coronavirus che abbiamo imparato a conoscere. Ma una serie di segnalazioni e uno studio scientifico che attende la revisione prima della pubblicazione ci stanno mostrando come un segno distintivo di Covid 19 potrebbero essere manifestazioni cutanee come geloni. In particolare su bambini e adolescenti, che spesso sono asintomatici.

Sebastiano Recalcati, dermatologo all’ospedale Alessandro Manzoni di Lecco racconta la sua esperienza: «Sono parecchie settimane che si presentano in ambulatorio bambini e giovani adulti con lesioni rosse e violacee in particolare sulle estremità delle dita di piedi e mani. Già i geloni sono rari, ma ora non è neppure la stagione. Inoltre abbiamo fatto test sierologici per indagare la presenza di altri virus, ma sono risultati negativi. Noi pensiamo che queste lesioni simili a geloni possano essere una manifestazione tardiva della malattia».

Andrea Locatelli, dermatologo al Papa Giovanni XXIII di Bergamo conferma: «Stiamo vedendo delle manifestazioni particolari soprattutto negli adolescenti e nei bambini, che somigliano ai geloni ma che difficilmente possono esserlo perché non sono in linea con la stagione. Segnalazioni di questo tipo stanno fioccando».
Il collegamenti tra COVID-19 e geloni

Ma qual è il collegamento tra i geloni e COVID-19? Questo è un aspetto che certamente andrà approfondito. «I bambini e gli adolescenti che abbiamo visto stavano bene – spiega Recalcati – qualcuno ha avuto un po’ di tosse tre settimane prima, altri potrebbero aver avuto un contatto stretto con il virus perché figli di operatori sanitari, altri ancora erano venuti semplicemente per una visita senza mai manifestare il minimo sintomo. Su alcuni di loro abbiamo eseguito il tampone, che è sempre risultato negativo». E allora? «Pensiamo che i geloni possano essere una manifestazione tardiva del virus, anche un mese dopo il contagio, per questo i tamponi sono negativi. Sospettiamo che il sistema immunitario più attivo dei bambini favorirebbe questa manifestazione immuno-mediata . La chiave di volta sarà il test sierologico: se c’è memoria immunologica si saprà. Certamente è un dato di fatto ed è strano che ci siano segnalazioni da tutto il mondo, da Dubai all’Argentina, di geloni tra bambini e adolescenti».

I geloni si accompagnano talvolta a prurito, raramente a dolore e generalmente evolvono nell’arco di due-tre settimane verso l’autorisoluzione. Se il prurito è molto forte viene prescritto un antistaminico.

Altre manifestazioni cutanee

Il primo articolo sulle manifestazioni cutanee legate a COVID-19 è stato pubblicato sul prestigioso Journal of European Academy of Dermatology and Venereology proprio dal dermatologo Sebastiano Recalcati coinvolto in prima linea in questa emergenza: «Ho visitato e rivisto i dati dei pazienti che accedevano al nostro ospedale e ho scoperto che nelle persone affette da COVID-19 le manifestazioni cutanee erano presenti in circa il 20% dei casi. Si trattava per lo più di rash eritematosi, meno frequentemente di orticaria o di lesioni vescicolari. Le lesioni erano scarsamente pruriginose e apparentemente non vi era correlazione con la gravità di malattia. Questi quadri cutanei vanno però distinti dalle reazioni da farmaco che si possono verificare in questi pazienti sottoposti a numerose terapie». Questi eritemi però sono stati osservati su pazienti ricoverati, mentre erano malati e infettivi.

Diverso è in caso dei ragazzini con le macchie su mani o piedi che, almeno dai primi dati, non sembrerebbero contagiosi nel momento in cui si manifestano i geloni (ma molto probabilmente potrebbero esserlo stati in precedenza se verrà provata la correlazione con COVID-19). «Quello che emerge – conclude Sebastiano Recalcati – è che potrebbe esserci, anche a livello cutaneo, come avviene a livello polmonare, un’attivazione della cascata infiammatoria avente come bersaglio finale i vasi della pelle».