Emissioni di Co2 simili a quelle che portarono all’estinzione di massa nel Triassico

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I valori delle emissioni di CO2 di oggi sono pericolosamente simili a quelli che 200 milioni di anni fa portarono all’estinzione di massa di fine Triassico studiati nel magma del Central Atlantic Magmatic Province (Camp). Il dato emerge da uno studio, pubblicato su Nature Communications, svolto da un team internazionale di ricerca coordinato da Manfredo Capriolo, del Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova.

Dalla ricerca è emerso come la quantità di CO2 emessa da un singolo periodo eruttivo sia pari allo scenario di emissioni antropogeniche previste per il XXI secolo dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) dell’Onu. In questa ipotesi si avrebbe un incremento della temperatura globale di circa 2 gradi e una grave acidificazione degli oceani. Questo paragone suggerisce che i cambiamenti climatici e ambientali di fine Triassico, guidati da emissioni di CO2 e che portarono a un’estinzione di massa, siano ipotizzabili negli esiti finali in un immediato futuro.

Lo studio si concentra sulla Central Atlantic Magmatic Province (Camp), scoperta e oggetto di studio negli ultimi venti anni dei ricercatori dell’Università di Padova, e sull’analisi dei magmi del Triassico particolarmente ricchi di CO2. I magmi di questa zona, così come quelli di ogni altra provincia magmatica, hanno una composizione chimica e isotopica caratteristica, che li rende peculiari e distinguibili dagli altri, come se avessero una propria “firma geochimica”. La Camp è stata scenario dei più vasti eventi vulcanici della storia della Terra, circa 201 milioni di anni fa, con vulcani che hanno eruttato nello stesso periodo temporale, dalla Francia alla Bolivia, su un’area complessiva grande come tutta l’Europa.

Questo vulcanismo, collocato alla fine del periodo Triassico, è avvenuto contemporaneamente a una delle cinque estinzioni di massa più devastanti nella storia della Terra.

La ricerca ha dimostrato la presenza nei magmi della Camp di ingenti quantità di CO2 imprigionate in minuscole inclusioni di vetro vulcanico, che hanno preservato le originarie bolle gassose.