Fmi: la peggiore recessione dal 1930, Italia pagherà prezzo più alto

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L’economia globale è travolta dal coronavirus, l’Italia pagherà prezzo più alto. Fra le grandi economie mondiali l’Italia potrebbe pagare il prezzo più alto alla crisi provocata dal coronavirus con un Pil che quest’anno potrebbe crollare a -9,1% per poi registrare un limitato rimbalzo nel 2021 a +4,8%. E’ la stima formulata dal Fondo Monetario Internazionale nel World Economic Outlook, in cui peggiora di 9,6 punti la previsione formulata appena tre mesi fa (che prevedeva per l’Italia una crescita dello 0,5%).

L’emergenza porterà in alto il tasso di disoccupazione in tutte le economie mondiali: per l’Italia nel 2020 la stima è del 12,7% (2,7 punti in più rispetto all’anno precedente) seguita da un calo al 10,5% nel 2021. In Europa l’impatto sul mercato del lavoro dovrebbe essere limitato in Germania (dove la disoccupazione passerebbe dal 3,2 al 3,9%) mentre in Francia il tasso potrebbe toccare il 10,4%. Ma le ripercussioni più gravi sono attese in Spagna dove dal 14,1% del 2019, quest’anno si potrebbe passare al 20,8% per poi scendere leggermente al 17,5% nel 2021. Tasso raddoppiato anche nel vicino Portogallo con una stima dal 6,5% del 2019 al 13,9% quest’anno.

“E’ molto probabile che l’economia globale sperimenterà la sua peggiore recessione dai tempi della Grande Depressione” del 1929 con una contrazione che “supererà quella della crisi finanziaria dello scorso decennio”, sottolinea l’organismo, segnalando come “dall’ultimo aggiornamento di tre mesi fa il mondo è cambiato in maniera drammatica”. Quella del ‘Grande Lockdown’ – come è stata ribattezzata – “è una crisi come nessun’altra” ribadiscono gli economisti dell’Fmi.

Fra le altre grandi economie forte crescita dei senza lavoro (come già emerso in queste settimane) negli Usa che dal 3,7% di disoccupazione dello scorso anno – che tecnicamente equivae alla piena occupazione – dovrebbe balzare nel 2020 al 10,4% per poi ridiscendere leggermente nel 2021 al 9,1%.

I dati del Fondo evidenziano poi come la crisi abbia sull’inflazione un impatto negativo portando in pratica quest’anno all’azzeramento della crescita dei prezzi (+0,2% nell’Eurozona, stesso andamento in Italia e Giappone e valori molto simili nelle altre principali economie avanzate, +0,6% in Usa e Canada).

Le conseguenze della crisi potrebbero portare a “una brusca contrazione del Pil globale del 3% nel 2020, molto peggiore rispetto alla crisi finanziaria del 2008-2009” seguita da un rimbalzo a +5,8% il prossimo anno. Nel quadro complessivo “esiste una estrema incertezza”, visto che la previsione si basa su uno scenario in cui la pandemia scomparirà nella seconda metà del 2020 con misure di contenimento possano gradualmente allentate, e quindi una normalizzazione dell’attività economica si normalizza, sostenuta dalle misure varate dai governi.