Gli effetti del Coronavirus sugli impianti di acqua potabile delle strutture chiuse quali scuole, palestre e piscine.

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Non è finita l’emergenza che già bisogna pensare al dopo. Questo è un imperativo per non trovarsi impreparati in nessun settore quando finirà il lockdown giustamente impostoci. Tra le questioni da non sottovalutare è cosa bisognerà fare alla riapertura di strutture quali scuole, impianti sportivi, piscine ed ogni altro tipo i cui impianti dell’acqua potabile sono rimasti chiusi.

È noto, infatti, che il nuovo coronavirus non è trasmissibile attraverso l’acqua potabile, ma la chiusura dei sistemi idrici e la conseguente stagnazione dei fluidi, accresce indirettamente il rischio di malattie come la legionellosi. Con un richiamo che Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ritiene utile diffondere, la Società Svizzera dell’Industria del gas e delle acque (SSIGA), ha ricordato che, per le ragioni suindicate, gli impianti di acqua potabile che rimangono temporaneamente inutilizzati debbano essere risciacquati accuratamente. L’ente che riunisce le aziende distributrici di acqua e gas d’Oltralpe ha formulato una raccomandazione secondo la quale è necessario aprire ogni tre giorni i rubinetti degli edifici che rimangono inutilizzati.

I rubinetti andrebbero aperti uno dopo l’altro, preferibilmente dal basso verso l’alto, per almeno 30 secondi. La pompa che assicura la circolazione dell’acqua deve rimanere in funzione. La SSIGA sconsiglia di disattivare il riscaldamento dell’acqua: il raffreddamento potrebbe infatti causare perdite nei collegamenti delle tubazioni. Soltanto in casi eccezionali, si dovrebbe verificare se l’impianto dell’acqua potabile dell’edificio può essere disattivato completamente o parzialmente e se la pompa di circolazione può essere spenta. Una simile procedura deve tuttavia essere realizzata in accordo con il gestore della rete idrica e in presenza di un installatore di impianti sanitari.