Librerie nel caos, riaprire o no?

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Riaprono da oggi le librerie e cartolerie (ma non in Lombardia, Piemonte, Campania, Sardegna Trentino; nel Lazio dal 20 aprile) e i negozi di vestiti per neonati e bambini (con alcune eccezioni come in Piemonte e Sardegna). Ripartono le attività forestali, l’industria del legno e anche la produzione di computer. Sono i primi spiragli nel lockdown da coronavirus, previsti dal Dpcm del 10 aprile. La serrata pressoché totale per il resto viene prorogata ancora fino al 3 maggio. Ma le regole sulle riaperture (come nel caso delle librerie) non saranno le stesse in tutta Italia.

Le librerie riaprono, o meglio hanno la facoltà di riaprire a partire da martedì 14, starà ai librai decidere se farlo. Un riconoscimento per il libro che diventa un bene primario, importante come il pane, come le medicine, come ciò che nutre e cura, dà sollievo e lenisce. Plaude l’Ali, l’Associazione dei librai italiani, che da tempo si batteva per la riapertura.

Tra i librai si accende intanto il dibattito e montano le preoccupazioni. Molti firmano una lettera aperta per motivare il No alla riapertura (la trovate sul sito di minima&moralia.it, dove si dice che è nata da una discussione all’interno del gruppo LED, Librai Editori Distribuzione in rete). Nella lettera sono diversi gli spunti polemici, ma soprattutto viene lanciata una domanda: a quali condizioni si riapre? Tanti i dubbi, che qui riassumiamo e sintetizziamo:

1) il fatto che il lavoro del libraio preveda una comunicazione faccia a faccia e che i libri vengano toccati, presi, sfogliati da chi frequenta la librerie, come sanificarli?;

2) il movimento dei lettori verso le librerie e dei librai per andare verso i loro luoghi di lavoro;

3) la paura che andare in libreria possa diventare per le persone “una giustificazione valida per uscire”;

4) il timore di perdere ammortizzatori come la riduzione dei canoni d’affitto;

5) la paura che vengano cancellati gli ammortizzatori sociali ora consentiti (possibilità di cassa integrazione straordinaria, accessi a contributi pubblici, agevolazioni fiscali).

Le righe finali sono molto polemiche: “Ora non abbiamo intenzione di esporci al solo scopo di fingere una ‘ripresa culturale delle anime’ che ci potrà essere davvero solo quando sarà possibile la messa in sicurezza di tutti i corpi”.