Oms rassicura: “Sindrome Kawasaki bimbi molto rara”

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Negli ultimi giorni si è parlato di un possibile legame, per quanto riguarda i bambini, tra il nuovo coronavirus e la malattia di Kawasaki, patologia che colpisce i più piccoli, nello specifico sotto i cinque anni di età e che causa un’infiammazione dei vasi sanguigni. A parlarne sono stati, sebbene questa connessione vada dimostrata con maggiore certezza, i medici del dipartimento di Pediatria dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dal momento che hanno registrato un aumento del numero di casi, che in un mese ha raggiunto lo stesso degli ultimi tre anni.

“Sappiamo del piccolo numero di bambini che hanno subito una risposta infiammatoria simile alla sindrome di Kawasaki: è successo in uno o due paesi ed è una condizione molto rara. Ma stiamo esaminando la situazione insieme al nostro network di clinici”. Ad affermarlo Maria Van Kerkhove, responsabile tecnico per il coronavirus dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), in conferenza stampa a Ginevra.

“Abbiamo esperti da tutto il mondo – ha precisato – che si riuniscono una volta a settimana e che stanno cercando di capire meglio come questa infezione colpisce il corpo. Sappiamo di questi casi, e stiamo cercando di continuare a raccogliere dati. Le recenti descrizioni di sindrome infiammatoria simile alla malattia di Kawasaki sembrano essere molto rare, ma il network sta studiando i dati per capire meglio cosa sta succedendo e come affrontarlo”.

“A questo proposito vorrei aggiungere delle parole per tranquillizzare i genitori – ha proseguito Mike Ryan, capo del Programma di emergenze sanitarie dell’Oms – ricordando che la maggioranza dei bambini colpiti da Covid-19 ha sintomi lievi e guarisce”.

Di cosa si tratta
Al momento le evidenze parlano solo di una minima percentuale di bambini infettati da Sars-Cov-2 che sviluppano la malattia di Kawasaki, ovvero meno dell’1%. Ma di cosa si tratta? A far luce su questa patologia è un articolo apparso sul portale del rinomato ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, che spiega che si tratta di un’infiammazione acuta dei vasi di piccolo e medio calibro di tutti i distretti dell’organismo e che tra i sintomi ci sono congiuntivite bilaterale e rash cutaneo. La malattia di Kawasaki era stata descritta per la prima volta in Giappone nel 1967 da Tomisaku Kawasaki, da cui il nome, ma la causa di insorgenza è attualmente ancora poco conosciuta. Si sa, come detto, che colpisce prevalentemente lattanti e bambini nella prima infanzia e che è caratterizzata da “febbre, arrossamento congiuntivale di entrambi gli occhi, arrossamento delle labbra e della mucosa orale, anomalie delle estremità, eruzione cutanea e interessamento dei linfonodi della regione del collo”, spiegano i medici. Normalmente si tratta di una patologia che guarisce da sola, sebbene in certi casi possa essere correlata al rischio di interessamento delle arterie coronarie, ovvero i vasi che portano sangue al cuore.

Le cause
Come detto, non è ancora ben chiare perché si manifesti la malattia di Kawasaki. Gli esperti hanno suggerito diverse ipotesi e, probabilmente, è possibile che tutte spieghino in qualche modo l’insorgenza, tanto che i medici parlano di una malattia definita “multifattoriale”. Attualmente l’ipotesi più considerata dalla letteratura medica mondiale è che non si tratti di una chiara malattia infettiva, ma di una patologia che si manifesta in individui geneticamente predisposti. La malattia, infatti, sembra avere un’ elevata frequenza nella popolazione asiatica e nei discendenti di tali popolazioni migrati nei paesi occidentali ed ha una maggiore incidenza nei fratelli e soprattutto nei gemelli e può comparire in figli di genitori precedentemente affetti.

I sintomi
La malattia di Kawasaki si manifesta con febbre da più di 5 giorni associata a manifestazioni quali la congiuntivite bilaterale senza secrezioni, alterazioni delle labbra e della cavità orale, rash cutaneo, arrossamento dell’area del pannolino, delle palme delle mani e delle piante dei piedi accompagnato in alcuni casi da edema e ancora la possibile tumefazione da un solo lato dei linfonodi della regione del collo. I medici del Bambin Gesù spiegano che sono possibili anche altre manifestazioni quali irritabilità, diarrea, vomito, dolori addominali o insufficienza cardiaca. La patologia può manifestarsi anche in forme incomplete con la febbre e solo alcune di tali manifestazioni sintomatiche e anche in forme atipiche.

Le cure
Per quanto riguarda le cure, i medici spiegano che, sebbene sia stata definita una patologia che può passare da sola, esistono una serie di trattamenti clinici. Tra questi quello delle immunoglobuline per endovena che rappresentano il trattamento “protettivo” classico nei confronti delle coronarie e vengono infuse per entro il decimo giorno dall’insorgenza della malattia. I medici possono utilizzare anche l’aspirina a dosaggio antinfiammatorio, somministrata in quattro dosi giornaliere, fino a 48-72 ore dalla scomparsa della febbre. Poi, in seguito, una volta al giorno per un totale di 6-8 settimane dall’esordio nei pazienti che non presentano alterazioni coronariche. Un’altra cura possibile è quella a base di steroidi, soprattutto nei bambini con particolari condizioni di rischio, ovvero un’età inferiore ai 12 mesi, dilatazione coronarica subitanea, indici di infiammazione molto elevati e altre complicanze.