Regione Lombardia non rende pubblici i dati sull’epidemia: la trasparenza è un “intralcio”

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La Regione Lombardia si rifiuta di fornire dati certi sull’epidemia e con la scusa della “gestione dell’emergenza” sostiene di non averli ancora aggregati. È quanto emerge dai dinieghi “fotocopia” opposti alle istanze di accesso civico inoltrate da Altreconomia alle Agenzie di tutela della salute (ATS) e alle Aziende socio sanitarie territoriali (ASST) lombarde all’inizio del mese di aprile.

I dati richiesti riguardavano tra le altre cose i decessi (negli ospedali e nelle RSA), i contagi tra il personale sanitario inclusi i medici di base, i dispositivi di protezione distribuiti anche nelle RSA e i flussi (da/verso) registrati tra ospedali e residenze per anziani.

A nemmeno una settimana lavorativa dal protocollo delle istanze hanno già risposto alla richiesta ben sei ATS su otto -Bergamo, Brescia, Brianza, Insubria, Pavia e Val Padana- e un terzo delle 27 ASST interpellate -dagli Spedali Civili di Brescia a Vimercate-. Il messaggio, identico per tutte, parola per parola, è stato di chiusura e di diniego. Un niet “fotocopia” condiviso dall’assessorato competente, quello al Welfare guidato da Giulio Gallera.

“Tutto il personale, non solo sanitario ma anche tecnico e amministrativo è occupato nella gestione dell’epidemia che ha particolarmente colpito il territorio di afferenza della nostra ATS”, spiega ad esempio la nota firmata dal direttore generale di Bergamo, Massimo Giupponi. Il quale, con parole copincollate dagli altri suoi colleghi dirigenti di ATS (Mannino in Val Padana, Silva a Pavia, Gutierrez per Insubria e Sileo a Brescia, Casazza in Brianza), aggiunge che la nostra istanza, “richiedendo l’elaborazione di una mole considerevole di dati, allo stato non aggregati stante il quadro aziendale sopra descritto non può essere evasa”.

E per aziende e agenzie “già così provate dall’eccezionalità” una richiesta di dati -teoricamente già raccolti e aggregati- non sarebbe “pertanto compatibile con la necessità di assicurare il buon andamento” delle strutture. Di più: si tratterebbe di “nocumento sull’efficienza dell’Amministrazione” nonché “causa di intralcio”.

“La trasparenza, la fluidità e la chiarezza nelle comunicazioni tra le istituzioni non solo dovrebbe essere la regola in qualunque sistema democratico, ma è fondamentale in una situazione di emergenza sanitaria”, spiega Vittorio Agnoletto, medico e conduttore della trasmissione ’37 e 2′ su Radio popolare. Che prosegue: “Se crolla la fiducia verso chi detta le regole ogni richiesta appare come un’imposizione arbitraria difficile da sopportare”.

Gianni Tognoni, già direttore scientifico del centro di ricerche farmacologiche e biomediche della Fondazione Mario Negri Sud, pone un interrogativo di fronte alle mancate risposte delle ATS e delle ASST lombarde: “Come si può pensare di avere risposte mirate e trasparenti da un universo che è sinonimo e simbolo di un’area dove tutte le ambivalenze della società e della sanità si incrociano, e si coprono reciprocamente, per mascherare l’assenza di un progetto?”.