È morto Ezio Bosso, il pianista dell’anima. Aveva 48 anni

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E’ morto Ezio Bosso. Aveva 48 anni e da molto tempo era affetto da una malattia neurodegenerativa che però non gli ha impedito di liberare la sua arte, sia come pianista che come direttore d’orchestra e compositore. Nel 2016 sul palco del Teatro Ariston, in occasione del Festival di Sanremo, col brano Following a Bird, titolo che racconta il suo folle volo nella vita, è entrato nelle case della gente. E non ne è più uscito.

Amava definirsi un pianista per caso. Forse perché dentro di lui c’era un po’ di radice jazz che gli donava estro, improvvisazione, curiosità. Non mancava il rigore, dal punto di vista compositivo. Si intitola The 12th Room l’album che lo ha trasformato nel pianista della porta accanto ma il suo viaggio arriva da molto più lontano e, come direbbe Fabrizio De André, porta un po’ più lontano. La musica è storia di famiglia, tra il fratello e una prozia, e nonostante le orgini sabaude i primi applausi li raccoglie all’estero. Prima in Francia e poi in Austria dove all’Accademia di Vienna avvia gli studi di composizione e direzione d’orchestra. Era per altro atteso a Verona a dirigere la Sinfonia n. 9 in re minore per soli, coro e orchestra op. 125 di Ludwig van Beethoven. In queste ore la direzione dell’Arena sta valutando una serata tributo al Maestro Bosso.

Nel 2011 la vita inizia a remargli contro ma lui gonfia il cuore e non si arrende fino al 2019 quando la patologia neurodegenerativa che ha fatto della sua vita una via crucis non attacca le mani. Chiede al suo pubblico il favore di non chiedergli più di suonare il pianoforte. La sua fantasia non si ferma. Anche in quest’ultimo periodo, che ha attraversato nella sua casa di Bologna, ha ragionato su nuovi progetti e nuove partiture, con passione e lucidità, quella lucidità che lo ha reso consapevole che forse non le avrebbe mai dirette. Aspettava che tutto questo diventasse un ricordo, di poter riabbracciare gli amici e il suo pubblico. Sembra di vederlo. Si sarebbe commosso. Avrebbe pianto lacrime di gioia. La questione è che quelle lacrime ora sono le nostre e sono di tristezza. La gioia è saperlo in volo a seguire quell’uccello, following a bird appunto, e a proteggerci con la sua coperta di musica.