Mascherine, la disperazione di una farmacista romana

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Sono 35 anni che lavoro con amore, dedizione e onestà. Per la prima volta, con l’emergenza Covid, mi sono trovata di fronte a una realtà completamente nuova. Ho accettato di mantenere un orario lungo ed impegnativo per venire incontro alle difficoltà del quartiere. Ho accettato di lavorare di più, faticando il doppio e guadagnando la metà. Ho accettato telefonate ed email continue, ricette da stampare, farmaci da consegnare personalmente ai clienti. Ma ora non accetto più questa folle storia delle mascherine. Sono davvero disperata…”. Maria Donata Bartoleschi è la titolare dell’antica farmacia Savignoni di via dei Serpenti, nel centro storico di Roma. Ha deciso di denunciare lo scandalo delle mascherine perché la misura è colma.  

Nel rione Monti dove lavora, così come negli altri quartieri della città, le ‘chirurgiche’ a prezzo calmierato scarseggiano o sono diventate introvabili. E il ‘mercato nero’ legato al coronavirus continua a proliferare. Oggi il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri ha assicurato che nei magazzini delle Regioni ci sono 55 milioni di Dpi e che il tetto dei 61 centesimi non sarà toccato. Peccato, però, che una ‘tre strati’ continua a essere merce rara, mentre i modelli Ffp2 e Ffp3 costano dai 7 ai 10 euro l’uno. Senza contare poi i rincari dei guanti monouso (per avere un pacco da 100 bisogna sborsare oltre 10 euro) e il problema dell’alcol denaturato, ormai sold out nei depositi di tutta Italia.

”Per la prima volta non posso aiutare le persone e trovo davvero vergognoso che nessuno si muova per fare qualcosa”, si sfoga la farmacista che precisa: ”Io non voglio fare politica, né commenti sulle decisioni prese dal governo. Ma cosi’ non si può andare avanti”, perché ”una cosa è certa: tutti, ma proprio tutti, hanno diritto ad avere le mascherine necessarie per proteggere loro stessi e gli altri”. Bartoleschi indossa mascherina e guanti e ci parla dietro il pannello di plexiglass anti-Covid del banco. Si definisce una ”farmacista per vocazione, non solo per tradizione familiare”, che ha “sempre creduto in quello che faceva”. Che adesso si sente disorientata dal braccio di ferro in corso tra Governo, farmacisti e distributori. “Ho accettato i pagamenti anticipati, senza alcuna garanzia. Ho accettato di ricevere merci non conformi a quello che avevo ordinato.

Ora basta”, insiste. Il suo è un vero e proprio grido di dolore: ”Sono disperata. Non perché ho svenduto, per scelta, mascherine pagate il triplo a chi ne aveva bisogno, bensì perché ho la totale impossibilità di acquistarne altre per soddisfare le esigenze di ogni persona. Sarei disposta – dice la farmacista – anche a non guadagnare nulla in questa emergenza. Certo non voglio più rimetterci. Bene ora questo è impossibile. Nessuna ditta ha mascherine disponibili da poter vendere al prezzo imposto dallo Stato. Trovo davvero vergognoso che nessuno si muova -ribadisce- Ogni giorno cerco una strada ma la troverò? Per la prima volta non posso aiutare le persone. Questa è la mia ragione di vita. Questa è la triste realtà. Questa è la mia denuncia. Aspetto, insisto, non demordo. Qualcosa succederà. Qualcuno ci aiuterà”.