Da Imu a Iva, a giugno il fisco pesa per oltre 40 miliardi

45

Entro domani 25 milioni di proprietari immobiliari dovranno versare oltre 10 miliardi di euro della nuova Imu. Nemmeno il coronavirus è riuscito a neutralizzare, fermare o anche solo spostare l’arrivo dell’imposta sugli immobili. Solo una parte, cioè le categorie colpite dalla crisi legata alla pandemia, potrà beneficiare di un trattamento speciale. Gli altri invece devono fare i conti con un nuovo tributo, frutto della fusione tra Imu e tasi, cioè il tributo per i servizi indivisibili. I 10 miliardi attesi dall’imposta sugli immobili rappresentano meno di un quarto del gettito fiscale atteso entro la fine del mese. Infatti occorre aggiungere più di 33 miliardi di euro, secondo le stime della Fondazione nazionale commercialisti fatte sui dati del 2019, frutto del saldo e acconto Irpef (imposto sui redditi delle persone fisiche), Ires (imposta sui redditi delle società) e addizionali comunale e regionali. Poi ci sono gli altri tributi, che devono essere aggiunti come: l’Iva, il diritto camerale; la Tari (tassa sui rifiuti).

Anche se è difficile calcolare il totale, considerate le incertezze legate agli effetti economici del coronavirus, le entrate complessive per il mese in corso dovrebbero superare i 40 miliardi di euro. Da molte parti, però, si chiede e si attende uno slittamento di alcuni tributi, che potrebbe arrivare con il decreto legge rilancio. Nel frattempo restano tutti in vigore e a ricordare tutte le scadenze del mese di giugno è la stessa Fondazione dei commercialisti.

Imu: La prima rata del tributo, pari al 50% dell’importo complessivo, deve essere versato entro il 16 giugno dai proprietari di seconde case, e da tutti coloro che non rientrano nelle categorie ‘esentate’ a causa del coronavirus. I comuni possono aver disposto la proroga dei termini di versamento, anche con delibera di giunta, purché la stessa sia poi ratificata dal consiglio comunale entro il 31 luglio, termine di approvazione del bilancio di previsione dell’ente locale. Secondo uno studio della Uil, il costo medio dell’Imu sulle seconde case ubicate in un capoluogo di provincia sarà di 1.070 euro medi (535 euro da versare con la prima rata di giugno) con punte di oltre 2 mila euro nelle grandi città. Prendendo in considerazione i costi Imu sulle prime case cosiddette di lusso (abitazioni signorili, ville e castelli) sempre ubicate in un capoluogo di provincia, il costo medio è di 2.610 euro (1.305 euro per l’acconto), con punte di oltre 6 mila euro nelle grandi città.

A non dover pagare la prima rata dell’imposta sono: immobili adibiti a stabilimenti balneari marittimi, lacuali e fluviali, nonché immobili degli stabilimenti termali; alberghi e pensioni (rientranti nella categoria catastale D/2) e immobili degli agriturismo, dei villaggi turistici, degli ostelli della gioventù, dei rifugi di montagna, delle colonie marine e montane, degli affittacamere per brevi soggiorni, delle case e appartamenti per vacanze, dei bed & breakfast, dei residence e dei campeggi. L’esonero dal versamento è tuttavia previsto a condizione che i relativi proprietari siano anche gestori delle attività esercitate nei predetti immobili. Irpef, Ires: I versamenti Irpef e Ires del saldo 2019 e dell’acconto 2020 dovranno essere effettuati entro il 30 giugno ovvero entro il 30 luglio, maggiorando gli importi da versare dello 0,40%. Novità introdotta con il decreto legge liquidità è il metodo di calcolo ‘previsionale’ per la quota relativa agli acconti, che consentirà di versare l’imposta in base alla ‘stima’ del giro d’affari per l’anno in corso (mentre normalmente l’importo viene fissato in base all’andamento dell’anno precedente).

Inoltre i contribuenti avranno un margine d’errore del 20%: per non incorrere in sanzioni dovranno versare l’80% dell’imposta che effettivamente, alla fine dell’anno, risulterà dovuta all’erario. Il versamento delle somme dovute (compresi i contributi previdenziali risultanti dalla dichiarazione dei redditi relativi alla quota eccedente il minimale) può avvenire anche in forma rateale da completarsi, in ogni caso, entro il mese di novembre, maggiorando gli importi rateizzati degli interessi nella misura del 4% annuo. Le rate mensili scadono a fine mese per i contribuenti non titolari di partita Iva ed il giorno 16 del mese per i contribuenti titolari di partita Iva, come illustrato nelle seguenti tabelle.

Iva: Nessuna proroga per l’Iva in scadenza nel mese di giugno che dovrà essere versata entro il giorno 16, tra gli altri, dai contribuenti con liquidazione periodica dell’imposta su base mensile. Diritto camerale: Entro il prossimo 30 giugno scade anche il termine per il versamento del diritto annuale 2019 dovuto alle Camere di commercio.

Tari: La tassa rifiuti è materia comunale, quindi a seconda della città in cui si è residenti ci potrebbero essere modifiche sull’importo da pagare o sulle scadenze da rispettare. Molti sindaci, secondo la Fondazione dei commercialisti, sono orientati a confermare per il 2020 le tariffe vigenti lo scorso anno, sebbene entro il 30 giugno 2020 l’Arera (Autorità di regolazione per energia reti e ambiente) dovrà approvare un nuovo metodo tariffario che tenga conto degli effetti dell’emergenza da covid-19 ma sono molti i comuni che chiedono di rinviare tutto al 2022.