Ragade anale, come alleviare quel terribile dolore

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Per ragade si intende una piccola ulcerazione di tipo lineare, che è simile ad una screpolatura e può coinvolgere la cute e la mucosa di diverse parti del corpo. Nello specifico, la ragade anale è un piccolo “taglietto” che si crea sull’omonima apertura, a causa di un’eccessiva dilatazione durante il passaggio delle feci. In questa sede la presenza di abbondanti terminazioni nervose rende il disturbo particolarmente irritante e doloroso. Le fitte si fanno più intense al momento della defecazione, soprattutto quando vengono espulse feci dure e voluminose che, per attrito, favoriscono la lesione delle pieghe anali. Oltre ad aggravare questo fastidioso disturbo, la stitichezza rappresenta anche uno dei principali agenti casuali.

Nella maggior parte dei casi ad esserne colpiti sono gli orifizi, come la bocca e l’ano. In quest’ultimo caso si parla di ragadi anali, la cui origine è legata alla presenza di una ferita, anche di minima entità, creatasi durante la defecazione.

La contrattura muscolare e la dilatazione del canale anale che si ha durante l’espulsione delle feci, soprattutto se queste ultime sono dure e voluminose, ostacolano il processo di cicatrizzazione e provocano fitte particolarmente dolore, per via delle numerose terminazioni nervose presenti in sede.

La contrazione dello sfintere anale interno durante il passaggio delle feci, che avviene involontariamente a differenza di quanto accade con lo sfintere esterno, spiega non solo la comparsa delle ragadi anali, ma anche la loro tendenza spontanea alla cronicizzazione ed alla recidiva.

Il ridotto afflusso di sangue dovuto alla contrazione, infatti, impedisce la normale guarigione della mucosa.

Cause e Cure

La sintomatologia delle ragadi anali, nella sua drammaticità, è caratteristica, tanto da rendere il disturbo facilmente identificabile. Il dolore associato alla defecazione è infatti particolarmente intenso, talmente fastidioso da spingere il paziente a temere il solo pensiero dell’evacuazione.

Tali ripercussioni psicologiche tendono ad indurre una stipsi secondaria o ad aggravare una stitichezza preesistente, rendendo ancor più tragica la successiva, e inevitabile, evacuazione.

Il dolore associato alla defecazione riconosce tre momenti caratteristici: al passaggio delle feci si fa particolarmente acuto, dopodiché si attenua per qualche minuto e ricompare, con diversi gradi di intensità, nelle successive tre o quattro ore. Per descrivere tale sintomatologia si parla di “sindrome dolorosa in tre tempi della ragade”.

Se si considera la reale entità della lesione, il dolore associato alle ragadi anali è spesso spropositato. Oltre alle dimensioni, generalmente contenute, una caratteristica anatomica fondamentale delle fessurazioni è il decorso longitudinale che compare, nella stragrande maggioranza dei casi, in sede posteriore e superiore.

Spesso la screpolatura è talmente piccola da risultare irriconoscibile ad occhio nudo, specialmente se esaminata da un non addetto ai lavori. Mano a mano che la malattia cronicizza i bordi della lesione si fanno più irregolari ed evidenti.

La ragade anale è una piccola ferita dell’ano a forma di goccia, generalmente localizzata sulla linea posteriore sebbene nel 10% delle donne si trova anteriormente, più raramente in posizione laterale.

Perché si forma?
Non esiste una teoria accettata universalmente, ma vari fattori concorrono a determinare o a predisporre alla sua formazione. L’evacuazione di feci dure, soprattutto se difficoltosa e protratta, può causare una lacerazione. Anche lo stress, che determina uno spasmo involontario dello sfintere interno (uno dei muscoli dell’ano) e quindi un ostacolo all’espulsione delle feci può essere causa della formazione della ragade. Diarrea cronica, traumi locali e malattie infiammatorie che coinvolgono il canale anale possono esserne all’origine.
Una volta formatasi, il dolore avvertito durante il passaggio delle feci provoca uno spasmo protratto dello sfintere interno, involontario, instaurando un circolo vizioso che non ne permette la guarigione.

Quali sono i sintomi?
Il sintomo principale è il dolore, anche molto intenso, durante la defecazione; il dolore persiste da qualche minuto a qualche ora. Possono essere presenti sanguinamento, in genere modesto (sangue sulla carta igienica) ed a fine defecazione, e prurito.

Come si fa diagnosi?
La ragade è visibile alla visita proctologica; l’esplorazione rettale, possibile se il dolore non è troppo intenso, permette la valutazione del tono, in genere molto aumentato, del canale anale. Le caratteristiche, più che la durata, permettono di distinguere la forma acuta da quella cronica; questa spesso si accompagna ad una marisca (appendice dermica) all’esterno e ad una papilla ipertrofica all’interno. La diagnosi differenziale va posta con le ragadi secondarie a malattie infiammatorie croniche (m.di Crohn e rettocolite ulcerosa), con le ulcere sifilitiche o tubercolari, con le lesioni precancerose e con i tumori dell’ano, ma anche con le lesioni traumatiche.

Come si cura?
Circa i 2/3 delle ragadi acute e metà di quelle croniche tende a guarire con un approccio conservativo, che prevede l’uso di integratori formanti massa ed una dieta ricca di fibre con adeguato introito idrico (almeno 2 litri di acqua e bevande non gasate al dì) in modo da evitare il passaggio di feci dure. I bagni caldi più volte al giorno aiutano la guarigione, poiché il caldo riduce lo spasmo dei muscoli. Non vi è conferma in Letteratura, ma l’uso dei dilatatori anali, che sfruttano sia l’azione meccanica che l’eventuale effetto del calore per ridurre l’ipertono sfinterico, ha ridotto di molto gli interventi chirurgici. La dilatazione anale controllata è l’ultima, in ordine di tempo, opzione terapeutica, e consiste nella dilatazione, a pressione controllata, dello sfintere con un palloncino introdotto nel canale anale, senza rischi per la continenza. I primi risultati riportano un’efficacia del 95%, ma ulteriori studi di conferma sono necessari.

La terapia medica, che comprende le pomate a base di nitroglicerina, i farmaci calcio-antagonisti e le iniezioni locali di tossina botulinica hanno un’efficacia simile tra loro, producendo un miglioramento che non sempre persiste nel tempo e soprattutto si può osservare una ricomparsa della ragade dopo guarigione in circa la metà dei casi. I dati italiani recenti relativi alla pomata alla trinitroglicerina allo 0,4% sembrano essere promettenti in termini di rapido sollievo del dolore e di guarigione a lungo termine.

La ragade anale, può ritornare?
La ragade anale può recidivare soprattutto se persistono i fattori predisponenti come l’ansia, la stipsi o la diarrea. Talvolta i sintomi si riducono sino a scomparire ma la ragade persiste per poi divenire di nuovo sintomatica anche dopo molto tempo. La chirurgia risolve spesso il problema in modo definitivo: la guarigione avviene solitamente in un paio di settimane.