Tonnellate di plastica abbandonate nel mar Tirreno: esposto alla Corte dei Conti di Greenpeace

67

Greenpeace Italia pubblica oggi una nuova inchiesta, “Un santuario di balle”, per fare luce sulle responsabilità del rilascio in mare di alcune decine di tonnellate di rifiuti in plastica diretti in Bulgaria. Una vicenda accaduta cinque anni fa nel Golfo di Follonica e ancora irrisolta.

Il 23 luglio 2015 una nave cargo salpa da Piombino diretta a Varna, in Bulgaria, con un carico di 1.888 balle di rifiuti di plastica da incenerire. A causa di un’avaria, un’ora dopo la partenza il Comandante dà ordine di sversare in mare parte del carico pari a 56 balle. È così che 65 tonnellate di plastica finiscono nelle acque protette del Santuario dei Cetacei. Nessuna autorità marittima è a conoscenza dell’incidente fino al 31 luglio, quando una balla finisce accidentalmente nelle reti di un peschereccio nel Golfo di Follonica. Da qui parte l’inammissibile catena di omissioni, mancanze e negligenze delle istituzioni preposte che, invece di intervenire, si rimpallano ruoli, obblighi e inefficienze.

L’indagine di Greenpeace ricostruisce inadempienze ed errori da parte delle autorità pubbliche che hanno fatto sì che un incidente circoscritto diventasse una vera e propria emergenza ambientale, con pesanti e non del tutto noti effetti sull’ecosistema marino e sulle casse dello Stato.

Per rivendicare in maniera concreta i diritti dell’ambiente e dei cittadini e per accertare responsabilità, errori e incompetenze, Greenpeace Italia ha presentato un esposto alla Corte dei Conti per danno erariale nei confronti della Regione Toscana che, all’epoca dei fatti, aveva in mano una fidejussione di quasi tre milioni di euro, poi restituiti, a garanzia dei possibili danni ambientali intercorsi durante le operazioni di trasporto e che potevano essere utilizzati per recuperare il carico disperso.

«Questa vicenda sembra evidenziare una serie di errori da parte delle autorità coinvolte, a partire dal fatto, gravissimo, di non essere intervenuti prontamente come prevede la normativa, e avere lasciato per cinque anni il mare e le sue creature in balia di tonnellate di plastica. La classe politica italiana da tempo parla di una svolta plastic free, ma questo mero slogan non vale per una parte del Santuario dei Cetacei diventato, a causa dell’inazione delle autorità, una vera discarica sottomarina di plastica» dichiara Giuseppe Ungherese, Responsabile Campagna Inquinamento di Greenpeace.

Negli anni alcune balle di rifiuti dispersi in mare sono state recuperate dai pescherecci operanti in zona ma al momento gran parte dei rifiuti si trova ancora sui fondali del Santuario dei Cetacei. Ad oggi, nonostante l’identificazione della posizione di buona parte delle balle di plastica sui fondali, la nomina di un Commissario Straordinario, la dichiarazione dello stato di crisi ambientale decretato da ISPRA lo scorso maggio, non c’è alcuna certezza sulla rimozione di questi rifiuti. Ed è così che i danni sull’ecosistema marino potrebbero ulteriormente aggravarsi.

«I fatti noti e documentati da Greenpeace dimostrano che in una zona che il Ministero dell’Ambiente include nell’elenco delle Aree Marine Protette si può impunemente inquinare, trasformando una area da salvaguardare in una grande discarica sottomarina senza che il principio “Chi inquina paga” venga concretamente applicato»