Dieta mediterranea: il peso cala e la salute migliora

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La dieta mediterranea incassa un (nuovo) importante successo, questa volta al termine del confronto con altri schemi alimentari più «in voga». Nessun regime più di quello studiato e validato dal fisiologo americano Ancel Keys – e caratteristico delle regioni del Meridione italiano: oltre che della Grecia, della Spagna e dei Paesi Nordafricani – è efficace nel garantire una perdita di peso duratura. E, grazie alla riduzione di una serie di fattori di rischio (cardiovascolari e metabolici), un complessivo miglioramento delle condizioni di salute. A sancire il primato è uno studio pubblicato sulla rivista Advances in Nutrition, che tra le righe lascia intendere come le diete che promettono i risultati desiderati in poche settimane, siano spesso destinate a perdere efficacia nel tempo. Con il rischio, inoltre, di determinare un peggioramento delle condizioni di chi le segue.

BOCCIATE LE DIETE «LOW»

Dal compendio emerge anche il parere negativo nei confronti delle diete «low». Come tali, si definiscono quei regimi alimentari che puntano sulla riduzione di un unico macronutriente o di una categoria di alimenti. Nel caso in questione, sono state considerate le diete «low carb» (a basso contenuto di zuccheri), «low fat» (con meno grassi) e a basso indice o carico glicemico. Al di là delle rispettive caratteristiche e degli apporti variabili tra i diversi studi passati in rassegna, il lavoro condotto dal Gruppo giovani della Società Italiana di Nutrizione Umana (Sinu) ha espresso il pollice verso nei loro confronti. Troppo «suggestive o deboli» le evidenze riguardanti la perdita di peso e la riduzione dell’indice di massa corporea.«Contrastanti» invece sono stati definiti gli effetti sulla pressione sanguigna e sui livelli di zuccheri e grassi nel sangue: fattori di rischio per l’insorgenza di diverse malattie croniche. 

Nemmeno le diete iperproteiche – tra quelle più in auge per favorire una veloce perdita di peso – hanno incassato il via libera degli specialisti. Diversi studi hanno ipotizzato che, favorendo la sazietà e aumentando il dispendio energetico, un regime alimentare caratterizzato da un elevato consumo di cibi ricchi di proteine (per circa il 30 per cento dell’apporto giornaliero) possa accelerare il dimagrimento. Ma secondo Dinu, «le diete iperproteiche e la dieta paleolitica non solo non risultano più efficaci rispetto ad altre nel promuovere la perdita di peso nel lungo periodo, ma possono indurre effetti indesiderati su alcuni parametri rilevanti: primo tra tutti il profilo lipidico». Quanto ad altri modelli alimentari, come la dieta vegetariana o la dieta nordica (basata sulla stagionalità degli alimenti, è ricca di pesce, cereali integrali e verdure e non prevede il consumo di cibi surgelati), le evidenze a supporto sono ancora limitate per poter mettere nero su bianco i benefici.

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