Artico, “record di emissioni per gli incendi estivi”

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Record di emissioni di CO2 dal Circolo Polare Artico a causa degli incendi estivi nella regione e picco di roghi nel sud-ovest degli Stati Uniti d’America durante il mese di agosto. E’ quanto rilevano gli scienziati di Copernicus Atmosphere Monitoring Service (Cams) presso il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (Ecmwf).

Secondo gli esperti del Cams, l’estate degli incendi che hanno colpito il Circolo Polare Artico ha causato un superamento del record di emissioni dello scorso anno con nuvole di fumo che hanno coperto una superficie equivalente a più di un terzo del Canada.

Utilizzando i dati forniti da Cams Global Fire Assimilation System (Gfas), gli scienziati hanno stimato che quest’anno le emissioni CO2 dal Circolo Polare Artico sono incrementate di più di un terzo in confronto al 2019. Dal 1 gennaio al 31 agosto 2020, le stime per le emissioni di CO2 nella regione erano di 244 magatonnelate, in confronto alle 181 magatonnellate dell’interno anno 2019.

“Gli incendi nell’Artico stanno bruciando da metà giugno e hanno già sorpassato per intensità e di conseguenza per emissioni di CO2 quelli del 2019 – rimarca Mark Parrington, Senior Scientist ed esperto di incendi a Cams – Grazie ai dati forniti dal nostro servizio parallelo presso Ecmwf, Copernicus Climate Change Service (C3S), sappiamo che le condizioni climatiche di caldo e secco sono state nuovamente prevalenti durante questa estate. Il nostro monitoraggio è fondamentale per comprendere l’impatto sull’atmosfera, in termini di inquinamento dell’aria, esercitato dalle dimensioni e dall’intensità di questi incendi. Questo permette anche la diffusione in tutto il mondo di informazioni utili per gli scienziati, i politici e per tutti gli enti rilevanti”.