Ghiacciai alpini in forte sofferenza, alcuni quasi estinti: Il bilancio finale di Legambiente e Comitato Glaciologico Italiano

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Dodici i ghiacciai monitorati da Legambiente e Comitato Glaciologico Italiano: su tutti è stata registrata una forte regressione. Quello in maggiore sofferenza è il ghiacciaio del Fradusta, dove la sua superficie si è ridotta di oltre il 95%. Il ghiacciaio del Montasio è il più “resiliente” delle Alpi Orientali. 

“Con il progressivo riscaldamento climatico, pur in presenza di fattori favorevoli come la limitata esposizione all’irradiazione, nei prossimi decenni i ghiacciai delle Alpi italiane al di sotto dei 3000 metri sono destinati a scomparire. Urgente mettere in campo misure e politiche ambiziose sul clima per arrivare a emissioni di gas ad effetto serra nette pari a zero al 2040, in coerenza con l’Accordo di Parigi”.

Ghiacciai alpini in forte sofferenza, alcuni già quasi estinti, e che con il progressivo riscaldamento climatico, pur in presenza di fattori favorevoli come ad esempio una limitata esposizione all’irradiazione, nel giro dei prossimi decenni sono destinati a scomparire del tutto, a partire da quelli sotto i 3000 metri. È quanto emerge in sintesi dagli studi fatti fino ad ora e osservati durante la prima edizione di Carovana dei ghiacciai, la campagna di Legambiente con il supporto del Comitato Glaciologico Italiano (CGI), e con partner principale Sammontana e partner sostenitore FRoSTA, che dal 17 agosto al 4 settembre ha monitorato in sei tappe lo stato di salute di alcuni tra i più importanti ghiacciai alpini minacciati in primis dalla crisi climatica. 

“I dati raccolti con la Carovana dei Ghiacciai – spiega Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – ci dimostrano, se ancora ce ne fosse bisogno, che il cambiamento climatico si sta manifestando in tutta la sua evidenza. I ghiacciai monitorati durante la campagna non sono che una spia di fenomeni che si stanno verificando a scala molto più vasta. A partire dalle conseguenze a valle, su risorse idriche, erosione del suolo o fenomeni di dissesto. La montagna, quindi, è sempre di più chiamata ad assumere il ruolo di sentinella dei cambiamenti climatici. Il tempo di agire è adesso, se non vogliamo che questi fenomeni diventino irreversibili, questo l’appello che rivolgiamo al Governo. Occorrono infatti articolati e approfonditi piani di adattamento, declinazioni territoriali di un buon Piano di adattamento nazionale che auspichiamo venga adottato al più presto e, in un momento in ci si stanno definendo investimenti e strategie che riguarderanno i prossimi anni, ci aspettiamo misure e politiche ambiziose, concrete ed efficaci sul clima.”

I Ghiacciai alpini sono in forte sofferenza, alcuni già quasi estinti, e che con il progressivo riscaldamento climatico, pur in presenza di fattori favorevoli come ad esempio una limitata esposizione all’irradiazione, nel giro dei prossimi decenni sono destinati a scomparire del tutto, a partire da quelli sotto i 3000 metri. È quanto emerge in sintesi dagli studi fatti fino ad ora e osservati durante la prima edizione di Carovana dei ghiacciai, la campagna di Legambiente con il supporto del Comitato Glaciologico Italiano (CGI), e con partner principale Sammontana e partner sostenitore FRoSTA, che dal 17 agosto al 4 settembre ha monitorato in sei tappe lo stato di salute di alcuni tra i più importanti ghiacciai alpini minacciati in primis dalla crisi climatica.

Dodici quelli monitorati, differenti per dimensioni, tipologia e reattività ai cambiamenti climatici: il ghiacciaio del Miage in Valle D’Aosta, Indren, Bors, Locce Sud, Piode, Sesia-Vigne sul Monte Rosa fra Piemonte e Valle d’Aosta, i ghiacciai Sforzellina e Forni in Lombardia, Marmolada in Veneto-Trentino Alto Adige, Fradusta in Trentino Alto Adige, Travignolo e Montasio in Friuli Venezia Giulia. Su tutti è stato registrato un regresso della fronte glaciale o una diminuzione del volume di ghiaccio, e in diversi casi anche consistenti affioramenti di rocce. Tra i ghiacciai monitorati, quello in maggiore sofferenza è il Fradusta, la cui superficie si è ridotta di oltre il 95% tra il 1888 e il 2014, passando dai 150 ettari dell’altopiano glaciale del 1888 agli attuali 3 ettari. La drastica riduzione dell’area e le caratteristiche morfologiche osservate su questo piccolo ghiacciaio dolomitico possono essere considerate evidenze della “agonia di un ghiacciaio”. 

Sul ghiacciaio Forni, oltre all’aumento della copertura detritica, è stato riscontrato il fenomeno del black carbon, con tracce di microplastiche e di vari inquinanti che, come su tutti i ghiacciai del pianeta, è un altro lampante segnale della presenza dell’impatto antropico anche nelle regioni di alta quota e più remote della terra. Il ghiacciaio del Montasio è risultato il più “resiliente” delle Alpi orientali in quanto, nonostante sia il più basso in quota delle Alpi, riesce a sopravvivere, reso forte dalla sua particolare collocazione: le sovrastanti pareti dello Jôf di Montasio ombreggiano il ghiacciaio e sono caratterizzate da una conformazione ad imbuto che lo alimentano conaccumuli di neve conseguenza di eventi valanghivi. Dati, quelli emersi da Carovana dei Ghiacciai, che indicano per Legambiente l’urgenza di mettere in campo misure e politiche ambiziose sul clima per arrivare a emissioni di gas ad effetto serra nette pari a zero al 2040, in coerenza con l’Accordo di Parigi.