Moria dei kiwi, Mipaaf rilancia su necessità di un gruppo di lavoro tecnico-scientifico

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La situazione critica scatenata dalla moria del kiwi accelera le attività di ricerca e gestione e porta alla costituzione di uno specifico Gruppo di lavoro tecnico-scientifico che definirà anche le linee guida alla luce dei risultati emersi dalle indagine sui territori colpiti e verificate le condizioni per individuare eventuali interventi mirati sul settore. E’ quanto annunciato dal Mipaaf in vista della riunione del Comitato Fitosanitario Nazionale, che si terrà entro settembre e sarà occasione per istituire il Gruppo. 

“Agli studi condotti sin dal 2012 in Veneto, si sono aggiunti, ora, quelli nel Lazio -ha dichiarato il Sottosegretario Giuseppe L’Abbate nel corso di una interrogazione parlamentare in Commissione Agricoltura al Senato-. Dall’esito, si sta delineando l’ipotesi per cui il fenomeno della moria è la conseguenza di più cause che insieme concorrono ad alterare la vitalità degli apparati radicali fino a comprometterne la funzionalità. L’adozione di nuove pratiche di coltivazione, come ad esempio la copertura delle piante per proteggerle dalla pioggia, sistemi di irrigazione a goccia, uso di portinnesti specifici e particolari lavorazioni dei terreni, possono contribuire al miglioramento delle condizioni di coltivazione e alla conseguente regressione dei sintomi”.

“Allo stesso tempo -ha aggiunto L’Abbate – è indispensabile continuare nelle attività di ricerca con l’obiettivo di identificare con certezza le cause dei disseccamenti e definire una strategia per il contrasto del fenomeno. I risultati delle attività di indagine e degli approfondimenti scientifici sono costantemente esaminati nell’ambito del Comitato Fitosanitario Nazionale -ha sottolineato- per delineare le più opportune strategie integrate di intervento e prevenzione da attuare sul territorio nazionale”.

La sindrome della moria del kiwi è un fenomeno che ha iniziato a diffondersi dal 2012 nell’area del basso veronese e, più recentemente, ha interessato anche altre zone di coltivazione nazionale, in particolare la provincia di Latina nel Lazio. Si tratta di una manifestazione molto complessa e di difficile interpretazione date le numerose casistiche osservate. Le piante di kiwi che ne rimangono colpite manifestano, infatti, avvizzimenti della parte aerea della pianta e una riduzione della pezzatura dei frutti e risulta in particolar modo compromesso l’apparato radicale, con marcescenza diffusa delle radici di minore diametro.

In Italia vengono prodotti oltre 5 milioni di quintali di kiwi con, secondo dati Istati 2020, oltre 25 mila ettari dedicati. Di questi, 9.500 nel solo Lazio, a cui segue l’Emilia-Romagna con 4.290, il Piemonte con 3.800 e il Veneto con più di 3.000 ettari. Alcune stime delle associazioni di produttori ritengono che la cosiddetta moria del kiwi porti alla perdita del 15-20% delle piantagioni esistenti e sta comportando danni ingenti all’economia nazionale.