Scuola: Save the Children, incertezza e preoccupazione per la riapertura aggravano la condizione delle famiglie più fragili.

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La riapertura delle scuole si fa sempre più vicina ma molti genitori vivono ancora nell’incertezza il momento della ripresa didattica. La crisi economica e la paura di “non potersi permettere” la scuola

La crisi economica generata dalla perdita di occupazione e guadagni a causa dell’emergenza Covid, ha ripercussioni significative sulla povertà educativa dei bambini. Un numero significativo arriva ancora dall’indagine IPSOS, da cui emerge che 1 genitore su 10 crede di non potersi permettere l’acquisto di tutti i libri scolastici; quota che sale a 2 genitori su 10 in Calabria. In Italia 2 genitori su 10 hanno fatto richiesta di un sussidio per affrontare i costi relativi al prossimo anno scolastico ed 1 su 2 lo ha già percepito.

Altro elemento di preoccupazione, quello relativo alla mensa scolastica. I dati MIUR relativi all’anno scolastico 2018/2019, sui quali l’Organizzazione ha compiuto un’inedita elaborazione a livello provinciale,  evidenziano che il 63,9% degli alunni – prima dell’emergenza Covid – frequentava scuole che non offrivano il tempo pieno, mentre il servizio di ristorazione scolastica era presente in poco più della metà delle scuole italiane (56,3%), penalizzando soprattutto i bambini che vivono in nuclei familiari svantaggiati economicamente, e quindi con minor risorse per garantire loro una corretta alimentazione.

Una preoccupazione che si conferma nelle risposte dei genitori all’indagine IPSOS: 7 genitori su 10 fra coloro che usufruiscono del servizio mensa si dichiarano preoccupati della possibile sospensione del servizio a causa delle norme anti-Covid, mentre 2 genitori su 10 fra coloro che ne hanno usufruito negli anni passati per i propri figli di 4-12 anni, pensano di non poter sostenere le spese il prossimo anno. Anche le attività extra scolastiche di bambini e ragazzi sono a rischio, in questo caso anche per le norme di distanziamento: 7 genitori su 10 credono che il proprio figlio dovrà farne a meno per il prossimo anno.

Nidi e servizi per l’infanzia: quando i più piccoli vengono lasciati indietro

La prima infanzia rappresenta un momento cruciale per lo sviluppo cognitivo, socio-emozionale e fisico del bambino. Guardando all’anno appena trascorso, un bambino su 2 di età compresa fra gli 1 e i 3 anni non ha frequentato alcun nido o servizio integrativo, rimanendo a casa con un familiare nella quasi totalità dei casi. In più di un caso su tre il principale motivo per cui il bambino non ha frequentato il nido/servizio integrativo è stato di tipo economico.

Tra quelli che hanno iscritto i propri figli al nido, 6 genitori su 10 si dichiarano preoccupati per l’inserimento, principalmente a causa dei rischi che potrebbero derivare dal mancato distanziamento fisico (67%) e più in generale dall’incertezza (66%) circa l’effettiva riapertura delle strutture (28%) e le modalità specifiche di inserimento (38%). La preoccupazione delle famiglie riguarda però anche la disponibilità di offerta di servizi per l’infanzia in futuro e gli investimenti pubblici in questo comparto: guardando al futuro circa 6 genitori di bambini 1-3 anni su 10 pensano che la recessione impatterà sulle risorse economiche a loro disposizione per l’iscrizione/partecipazione al nido/servizio integrativo ed una quota addirittura superiore (più di 7 su 10) è preoccupata che la recessione possa ridurre l’investimento pubblico nei servizi per l’infanzia con conseguente riduzione dei posti disponibili.

“È oggi più che mai fondamentale per la ripartenza, garantire l’accesso ai servizi educativi per la prima infanzia a tutti i bambini. Nonostante i bambini 0-2 anni siano stati formalmente inclusi nel sistema di istruzione, la rete di servizi educativi per questa fascia di età – a partire dagli asili nido pubblici – è del tutto inadeguata e in alcune regioni del Sud di fatto inesistente”, spiega Raffaela Milano. “La povertà educativa comincia sin dalla primissima infanzia e per questo riteniamo sia fondamentale che venga fatto un investimento ambizioso per rafforzare questa rete, nell’ambito degli interventi che dovranno essere messi in campo con le risorse del Next Generation Eu e che per essere all’altezza di questo nome non può dimenticare i bambini e in particolare i più piccoli”.

Per questo Save the Children ha chiesto che il piano nazionale del Recovery Resilience Fund affronti alcuni nodi cruciali, coerentemente con le Raccomandazioni specifiche del Consiglio Europeo  e le linee generali del Programma Nazionale Riforme 2020, tra cui la costruzione di una infrastruttura nazionale di servizi educativi per i bambini zero-due anni, assicurando entro il 2023, in tutte le regioni, l’accesso di almeno il 33% dei bambini, e raggiungendo, entro il 2027, l’obiettivo ambizioso, ma possibile, del servizio educativo zero-sei come diritto per tutti i bambini. Le altre richieste riguardano l’istituzione di una “patente digitale” per gli studenti delle scuole secondarie di primo grado, la creazione di aree ad “Alta densità educativa” nei territori più svantaggiati, un investimento per rendere le scuole belle, sicure, sostenibili e inclusive, la sperimentazione di una child guarantee in Italia.