Sostenibilità: solo l’8% dei finanziamenti pubblici è destinato al settore agroalimentare

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Aumentano nel mondo gli investimenti nello sviluppo sostenibile e nella lotta ai cambiamenti climatici, ma solo l’8% dei finanziamenti pubblici è destinato al settore agroalimentare. A dirlo è il Report della Fondazione Barilla dal titolo: “Fixing the Business of Food: How to align the agri-food sector with the SDGs”.

Il rapporto che si interroga sul come allineare il settore agroalimentare agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile fissati dall’Onu, fa il punto anche sull’Italia dove il settore, stando ai dati riportati, genera il 7% delle emissioni di gas serra, ma le aziende agri-food del Paese investono ancora poco in sostenibilità. Il settore agroalimentare italiano è il più grande tra quelli del manifatturiero, con una produzione dal valore stimato in 113,7 miliardi di euro, quasi 56.000 imprese attive, circa 450.000 dipendenti e una forte vocazione all’export. E anche a livello globale la situazione sembra non cambiare di molto: il sistema alimentare mondiale, dal campo alla tavola, contribuisce fino al 37%, alle emissioni di gas serra e usa il 70% di tutta l’acqua disponibile.

Il quadro tracciato impone, dunque, investimenti importanti, ma ancora lontani. Per raggiungere i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU e rispettare gli Accordi di Parigi -spiega il Report- sarà necessario ripensare il modo in cui il cibo viene prodotto e distribuito e a strategie finanziare nuove, che aiutino il settore agroalimentare a operare in una direzione più sostenibile.

Anche dal Report, il riferimento va subito all’Ue e alla strategia Farm to Fork Strategy che punta sulla sostenibilità come strategia per proteggere la salute e il benessere delle persone e del Pianeta e per rafforzare la competitività e la resilienza dei sistemi alimentari. Interventi che garantirebbero anche vantaggi economici, perché la stessa Commissione stima che sistemi alimentari sostenibili possano creare un nuovo valore economico per oltre 1,8 trilioni di euro.

Partendo da queste premesse, Fondazione Barilla, l’UN Sustainable Development Solutions Network (SDSN), il Columbia Center on Sustainable Investment (CCSI) e il Santa Chiara Lab dell’Università di Siena (SCL), che hanno presenteranno il Report, evidenziano l’urgenza di un cambiamento nelle pratiche aziendali, a partire dai sistemi di misurazione e di rendicontazione, che necessitano di essere armonizzati e comparati tra loro per consentire alle aziende di capire quali siano le aree di intervento per diventare più sostenibili.

Infine, dal Report “Fixing The Business of Food -How to align the agri-food sector with the SDGs” anche la proposta di 4 pilastri per aiutare le imprese agroalimentari ad allineare le proprie strategie e la propria operatività all’Agenda 2030: promuovere e sviluppare diete sane e sostenibili attraverso prodotti e strategie aziendali mirate; utilizzare pratiche operative e processi aziendali sostenibili dal punto di vista economico, ambientale e sociale; sviluppare filiere alimentari sostenibili avere un atteggiamento aziendale responsabile, secondo i criteri della “good corporate citizenship”.

“La buona notizia è che i leader del settore agro-alimentare stanno mostrando sempre più interesse per gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e per gli Accordi di Parigi sul clima”. Il commento di Jeffrey Sachs, professore alla Columbia University, Direttore di UN Sustainable Development Solutions Network.