Ue, 630 mila morti all’anno per inquinamento

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“Stiamo assistendo a miglioramenti nello stato dell’ambiente in Europa e a una chiara attenzione verso il Green Deal per un futuro sostenibile; tuttavia la relazione rivela la necessità di adottare misure decisive per proteggere le persone più vulnerabili nella nostra società, poiché la povertà spesso si accompagna a condizioni ambientali e sanitarie precarie. La gestione di queste interconnessioni deve rientrare in un approccio integrato verso un’Europa più inclusiva e sostenibile”. Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’AEA.

In Europa, l’inquinamento atmosferico e acustico, gli effetti del cambiamento climatico come le ondate di calore e l’esposizione a sostanze chimiche pericolose provocano problemi di salute. La scarsa qualità ambientale contribuisce al 13 % dei decessi, secondo un’importante valutazione sulla salute e sull’ambiente pubblicata oggi dall’Agenzia europea dell’ambiente

Secondo la relazione, che si basa su dati Aea e Oms, l’inquinamento atmosferico resta la minaccia ambientale principale per la salute in Europa, con una stima di oltre 400mila morti l’anno, soprattutto a causa del PM2,5. Da solo, il particolato fine ha causato 379mila decessi nel 2018, in calo dal milione circa di morti stimati nei primi anni Novanta. La Pianura padana si conferma una delle aree con più smog in Europa, soprattutto per il PM2,5 e il biossido di azoto.

  • L’inquinamento dell’aria resta la principale minaccia alla salute in Europa ed è responsabile di oltre 400 000 morti premature all’anno nell’UE. Seguono l’inquinamento acustico, che contribuisce a 12 000 morti premature, e gli effetti del cambiamento climatico, in particolare le ondate di calore.   Il carico di inquinamento e cambiamento climatico assume proporzioni diverse in Europa e si notano differenze nette tra i paesi dell’Europa orientale e occidentale. La maggior parte delle morti a livello nazionale (27 %) è attribuibile all’ambiente in Bosnia-Erzegovina, mentre i tassi più bassi si registrano in Islanda e in Norvegia (9 %).  
  • Le comunità che presentano carenze sociali normalmente si trovano a lottare contemporaneamente con povertà, qualità dell’ambiente  scadente  e  problemi di salute .  Le comunità più povere spesso sono esposte a livelli superiori di inquinamento e rumore e a temperature elevate, mentre le condizioni di salute preesistenti aumentano la vulnerabilità ai pericoli per la salute di origine ambientale. È necessario attuare interventi mirati per migliorare le condizioni ambientali delle persone più vulnerabili in Europa.   
  • I cittadini sono esposti a molteplici rischi in ogni momento, tra cui inquinamento dell’aria, dell’acqua e acustico, nonché a sostanze chimiche, che si combinano e in alcuni casi agiscono contemporaneamente con conseguenze sulla salute. Le città europee sono particolarmente vulnerabili a questa molteplicità di minacce e al contempo offrono meno opportunità di accesso a spazi verdi e  blu, ossia  spazi in prossimità dell’acqua .  
  • Una ricerca in corso sta indagando i legami tra l’attuale pandemia di COVID-19 e le dimensioni ambientali. Si ritiene che il virus responsabile della COVID-19 abbia «fatto un salto di specie» dagli animali agli esseri umani, un risultato imprevisto della pressione che i consumi sempre maggiori esercitano sui nostri sistemi naturali. Per quanto riguarda l’impatto che la COVID-19 ha sulle comunità, i primi dati suggeriscono che l’inquinamento dell’aria e la povertà possano essere collegati a tassi di mortalità maggiori. In base a una valutazione iniziale della relazione, per chiarire queste interazioni sono necessari ulteriori studi.    

Le persone più povere sono esposte in modo sproporzionato all’inquinamento e alle condizioni meteorologiche estreme – sottolinea il rapporto -. Ciò è correlato al luogo in cui vivono, lavorano e vanno a scuola, spesso nelle aree socialmente svantaggiate e nei quartieri periferici”. L’Aea compie anche una prima analisi degli studi su Covid-19 e smog. Sebbene ci siano “prime evidenze” di una correlazione tra alta mortalità da coronavirus, inquinamento atmosferico e povertà, l’Aea sottolinea che gli studi effettuati fin qui hanno “una serie di limitazioni significative, quindi i risultati vanno interpretati con attenzione”, e servono nuove ricerche