Coronavirus Usa, i ristoranti introducono la cena a tempo

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Da New York a Chicago a Houston, molti ristoranti negli Stati Uniti per unire l’esigenze di sicurezza contro il covid e quelle economiche hanno fissato un tempo massimo di novanta minuti entro i quali si entra, si consuma il pasto e si paga il conto. I clienti vengono informati della nuova misura al momento della prenotazione e quando si presentano nel locale. Sta a loro decidere se accettare o meno. Ma una volta detto sì, allo scoccare del novantesimo minuto dovranno lasciare il tavolo.

Allo scoccare del 90° minuto i clienti sono invitati a lasciare il tavolo

“Diamo il tempo ai nostri clienti di prepararsi – spiega David Schneider, direttore al Portale, ristorante a Dowtown di Manhattan – ogni minuto per noi è importante”.

La misura, dicono, risponde a due esigenze: garantire un ricambio d’aria costante per evitare che l’eventuale presenza del virus ristagni nelle sale, e permettere l’arrivo di un maggior numero di clienti, considerando il limite del 25 per cento di coperti, all’interno, da non superare. Al Boka Restaurant di Chicago le persone vengono avvertite tre volte: al momento della prenotazione, quando il ristorante chiama per avere la conferma e all’arrivo dei clienti. All’inizio, spiega Gabe Garza, direttore del locale, la scadenza non è stata fatta rispettare in modo rigido, ma con il passare dei giorni la prassi è cambiata: allo scattare del novantesimo minuto, con precisione svizzera i camerieri invitano i clienti a lasciare il tavolo. Non tutti l’hanno presa con sportività, ma le proteste, al momento, sono minime. Al Kata Robata di Houston, Texas, in media un tavolo ogni venti presenta un problema: i clienti non vogliono andare via e protestano. Ma i proprietari sono convinti che con il tempo tutti si abitueranno a questa nuova dimensione: cenare dando un occhio, in modo costante, all’orologio.