Covid, i contagi aumentano, Brusaferro: “Ora sfida è non trasmettere virus ad anziani”

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Padre e figlio si abbracciano attraverso una tenda di plastica dotata di apposite maniche, in una clinica per anziani. La tenda, chiamata Tunnel degli abbracci, è stata pensata per permettere agli anziani di riabbracciare i propri famigliari in sicurezza, dopo più di due mesi di separazione per le restrizoni per il coronavirus. La foto è del 16 giugno (Lucas Uebel/Getty Images)

I contagi aumentano, ma ci sono meno ricoveri e decessi ed “è così anche perché da oltre due settimane fortunatamente si è fermata poco oltre i 40 anni la crescita dell’età mediana dei contagi”. Lo dice alla Stampa il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro, precisando che “la battaglia ora è impedire che il virus passi dai più giovani agli anziani, finendo per congestionare di nuovo i servizi sanitari”.

“Oggi contiamo tra le 25 e le 30 vittime al giorno – spiega Brusaferro -, che si riferiscono ai contagi di due settimane fa, quando i contagi erano un terzo di quelli attuali. Mi auguro che non avvenga, ma con i casi attuali tra una quindicina di giorni potremmo veder aumentati i decessi. Per questo dobbiamo Intervenire presto e bene. Bisognerà evitare anche i raduni troppo estesi in famiglia, feste di compleanno, cerimonie, matrimoni. Dobbiamo limitare le presenze come nei luoghi della movida e davanti alle scuole. Sapendo che rispettare le regole oggi significa evitare misure più restrittive domani”.

“A una rapida crescita dei casi e un Rt prolungato sopra 1,25 possono corrispondere provvedimenti più restrittivi a livello locale che non è detto si traducano in veri e propri lockdown ma che potrebbero limitare ulteriormente le aggregazioni sociali”, avverte Brusaferro, che, sul problema delle file per i tamponi ai drive, afferma che “I test rapidi sono in rapidissima evoluzione e nelle prossime settimane potremmo averne, se validati, anche di salivari da poter utilizzare per gli screening, analoghi a quelli negli aeroporti o nelle scuole. Già oggi possiamo comunque utilizzare sempre per gli screening, tamponi antigenici che danno una risposta in loco nell’arco di pochi minuti con un numero molto basso di falsi negativi. Ora presto potrebbero utilizzarli anche medici di famiglia e pediatri, e questo contribuirebbe a migliorare la situazione”.

Quanto alla riduzione dei giorni di quarantena, Brusaferro spiega che “sulla base delle evidenze scientifiche più recenti, un caso positivo sintomatico, passati 3 giorni dal termine dei sintomi e comunque non prima dei 10 dall’inizio degli stessi, se risulta negativo ad un test molecolare potrà rientrare in comunità. Per i positivi asintomatici e per chi ha avuto un contato stretto con un positivo la quarantena si riduce a 10 giorni, al termine dei quali si fa un tampone e se negativo si esce dall’isolamento”.