Covid, Ricciardi: “Rischiamo 16mila casi al giorno”

23

“Quello che si è verificato da giugno in poi è un raddoppio dei casi ogni mese. Avevamo 200 casi, poi 400, poi 800, poi 1600 e adesso stiamo a oltre 4mila casi. Quindi rischiamo fra un mese di avere oltre 8 mila casi al giorno e tra due mesi, quando arriverà l’influenza, di avere 16 mila casi in un giorno”. Con queste parole, pronunciate nel corso di un’intervista a “Buongiorno” su Sky TG24, Walter Ricciardi, membro del comitato esecutivo dell’Oms e consulente del ministro della Salute, ha commentato la nuova impennata dei contagi da coronavirus in Italia. I positivi, nelle ultime 24 ore, sono aumentati di 4.458 casi, con 22 morti.

Secondo Ricciardi, se continua questo trend di crescita, il rischio è dunque di vedere anche 16mila casi in un giorno, “come in questo momento ha la Francia, o anche la Spagna e Gran Bretagna che hanno fatto gli stessi nostri errori. Purtroppo, questa seconda fase della sottovalutazione dell’epidemia è un fatto troppo generale”, ha sottolineato l’esperto, professore ordinario di Igiene generale e applicata alla Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica di Roma. “Non possiamo pensare che il virus non giri, questo è un virus insidiosissimo che sta di nuovo riempiendo gli ospedali. Gli ospedali Covid in Campania e Lazio sono quasi pieni e mi preoccupano molto non tanto le terapie intensive, di cui si parla, ma le terapie subintensive perchè ci sono i pazienti infettivi che devono essere curati in un certo modo e i posti si stanno saturando già adesso. Figuriamoci quando arriverà l’influenza cosa succederà”, ha detto. Al momento, comunque, la situazione è sotto controllo. “Non siamo al collasso no, ma siamo in una situazione di grandissima pressione”, ha precisato. “Siamo ancora in tempo ma dobbiamo farlo con spirito di concordia nazionale e senza polemiche. Nessuno vuole incolpare nessuno e dobbiamo dare risposte importanti a livello istituzionale, ma soprattutto le deve dare la popolazione”, ha aggiunto ancora.

Lockdown e chiusura delle scuole

Per Ricciardi “la chiusura della scuola è assolutamente da scongiurare così come è assolutamente da scongiurare un lockdown generale”, ha detto. “In questo momento non c’è nessuna ipotesi di chiusura di esercizi commerciali o attività, si sta solo pensando a quali sono le possibili attività che prevedono assembramenti ingiustificati che riguardino attività non primarie che possono essere in qualche modo limitate”

La situazione nelle Regioni italiane

Gli errori di cui ha parlato Ricciardi, tra le cause dell’aumento dei contagi, fanno riferimento alla rilassatezza che si è determinata in molte persone, a partire dall’estate, che ha determinato un abbassamento della guardia. In Italia, secondo l’esperto, la situazione non è del tutto omogenea. “Ora ci sono Regioni che si sono fatte trovare più o meno preparate, e la mia preoccupazione è che questa preparazione non sia ancora adeguata a maggior ragione per quando arriverà l’influenza, e ci sono altre Regioni che si sono fatte trovare più impreparate, cioè non hanno aumentato quella capacità di testing che era presumibilmente necessaria e si è rivelata assolutamente necessaria”, ha sottolineato Ricciardi. “Rispetto a quello che ci aspetta, cioè una pressione enorme con l’arrivo dell’influenza, bisognava rafforzare il sistema di testing allargandolo a tutte le strutture, sia pubbliche che private che sono in grado di farlo, e poi con i pronto soccorso che in molti casi non hanno ancora fatto nemmeno i percorsi differenziati”, ha spiegato. “È stato sottovalutato il fatto storico che tutte le pandemie hanno una seconda ondata più pericolosa della prima. Non voglio colpevolizzare le Regioni, so che alcuni presidenti si sono risentiti per le mie dichiarazioni, ma voglio sottolineare che di fronte a una pandemia da virus respiratorio bisogna lavorare tutti insieme e basare le decisioni sull’evidenza scientifica. Nel momento in cui si ignora il messaggio che bisogna approfittare dei mesi estivi per prepararsi, allora si sbaglia”, ha aggiunto ancora l’esperto.