Falsi tamponi a domicilio: test sempre negativi, infermiera indagata

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Un’infermiera dell’ospedale San Paolo di Civitavecchia e il suo compagno sono indagati dalla Procura della Repubblica della città portuale con l’accusa di aver rubato e poi eseguito dei falsi tamponi per il Covid-19 ad un gran numero di persone. La notizia è riportata da ‘Il Messaggero’.

Queste, al momento, sono le ipotesi di reato per i due: concorso in falsità materiale, sostituzione di persona ed esercizio arbitrario della professione medica. I capi d’imputazione, però, potrebbero estendersi ancora, dal momento che il comportamento dell’infermiera e il compagno potrebbe aver causato un diffondersi del contagio e, di conseguenza, di un sostanzioso aumento dei casi di coronavirus in Italia.

Inoltre, stando a quanto riportato da ‘Il Messaggero’, ci sarebbe il sospetto che il caso di Civitavecchia abbia ramificazioni anche a Roma, con altri furti di tamponi. L’inchiesta si sta allargando. In base alla ricostruzione dei fatti fornita dal quotidiano, tutto sarebbe iniziato il mese scorso, quando il compagno dell’infermiera, spacciandosi per medico, è andato eseguire i tamponi ai lavoratori di una ditta di pulizie a Roma, su incarico del titolare dell’impresa, ignaro del fatto che non fosse realmente un dottore.

Gli esami sono stati svolti e hanno dato tutti esito negativo. Una delle lavoratrici si è diretta all’ospedale Spallanzani per avere delucidazioni su una postilla presente nel documento. Al centro infettivologico, però, le hanno fatto sapere che il responso non era loro e che quel risultato non era mai stato redatto dallo Spallanzani.

La stessa dinamica si è ripetuta alla Asl Roma4 a Civitavecchia, che a quel punto ha avvertito i Carabinieri. Il modus operandi della coppia è stato così ricostruito: l’infermiera, compagna del finto medico, prelevava gli stick dal reparto dove lavora e li consegnava al compagno, che poi li utilizzava per i finti tamponi a pagamento, proposti a un prezzo inferiore rispetto a quello standard (un centinaio di euro se eseguiti presso laboratori privati).

Lo stesso compagno stilava i falsi referti, dopo averne preso uno vero dello Spallanzani e riproducendolo identico, al computer, facendolo risultare, a quanto pare, sempre negativo. Da quanto avrebbero scoperto finora gli inquirenti, tra le 30 e le 35 persone si sarebbero sottoposte a questi finti tamponi. Il numero, però, potrebbe essere ancora maggiore perché, sempre stando a quanto emerso dall’indagine, il sistema messo in piedi dalla coppia andrebbe avanti già dall’aprile scorso.