Le castagne del “prete”, ecco perchè si chiamano così

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Le castagne non possono mancare sulla tavola nei mesi più freddi. Mangiarle in compagnia, diventa un’occasione conviviale per stare insieme e condividere momenti da ricordare, soprattutto nei giorni festivi. C’è chi le va a raccogliere nei boschi, laddove è permesso, per il piacere di gustare qualcosa che ci si è procurati da soli, preparandole secondo i propri gusti. Ci sono poi dei prodotti già pronti da mangiare che fanno venire l’acquolina in bocca solo a guardarle. È il caso delle famose castagne del prete, un prodotto tipico dell’Irpinia.

La ricetta tradizionale di questa golosa prelibatezza nasce a Montella, in provincia di Avellino, dove la produzione di questo tipico frutto autunnale si fregia della Denominazione d’Origine Protetta. Il procedimento per farle arrivare così buone nelle nostre case, piuttosto lento e complesso, prevede essenzialmente tre fasi.

Innanzitutto, le castagne vengono essiccate per liberarle della naturale umidità che hanno da fresche. Per farlo vengono poste su graticci di legno dove un fuoco lento provvede ad essiccarle per un periodo che può variare tra i 10 e i 15 giorni. Successivamente, si passa alla tostatura, che avviene in forno ventilato a 180° per una trentina di minuti. Infine, bisogna idratarle e per questo vengono immerse in ammollo nell’acqua, in alcuni casi aggiungendo anche del buon vino.

Ma perché le castagne del prete si chiamano così? Pare che spiegazione del nome di questo prodotto tipico campano sia da ricercare in una antica leggenda. Secondo la storia tramandata dai locali, un prete ebbe in done una enorme quantità di castagne. Per trasportale fino alla propria abitazione, però, non aveva che un povero mulo, che faticava a muoversi, gravato da quel peso eccessivo. Lo stesso sacerdote non era bravo a guidare l’animale, così durante il percorso, tutte le castagne caddero nell’acqua di un fiume. La gente del paese iniziò a deriderlo, ma il prete non si arrese e riuscì a recuperare le castagne. Per farle asciugare, dopo la caduta in acqua, utilizzò il forno. Un episodio che ricorda molto la ricetta delle castagne del prete, che proprio a questo simpatico aneddoto dovrebbero il nome.

C’è anche un’altra spiegazione più storica che leggendaria, secondo cui questo tipo di castagne erano una produzione tipica di alcuni monaci irpini. Ma a noi piace pensare che a inventare la ricetta sia stato proprio quel prete sfortunato ma caparbio, che non si è dato per vinto di fronte alle difficoltà, facendoci omaggio, inconsapevolmente, di una ghiottoneria che ancora oggi è molto apprezzata.