Le mascherine contengono grandi quantità di titanio cancerogeno: la denuncia di Adiconsum

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L’Associazione Difesa Consumatori e Ambiente ha esaminato diversi lotti di mascherine sequestrate dalla Guardia di Finanzia di Padova perché prive di documentazione, e ciò che ha scoperto è qualcosa di piuttosto preoccupante, che dovrà necessariamente essere oggetto di ulteriori indagini.

Nelle mascherine analizzate, Adiconsum ha trovato la presenza di grandi quantità di biossido di titanio, materiale che si presenta sotto forma di polvere cristallina quasi incolore, tendente al bianco.

Su 700 mascherine tra chirurgiche, FFP2 e quelle in cotone, in circa 450-500 è stato trovato biossido di titanio in quantità variabile da 100 ppm a 2000 ppm (ppm corrisponde a mg/Kg). La quantità maggiore era in quelle bianche o sulla parte interne. In generale, comunque, i livelli più alti sono risultati in quelle chirurgiche.

“Siamo partiti con test di laboratorio che hanno certificato la presenza in grandi quantità di biossido di titanio” ha spiegato il segretario Adiconsum Veneto Stefano Franceschetto. Il consumatore deve essere informato”. Tutti i prodotti hanno schede tecniche che ne determinano caratteristiche e provenienza, cosa che invece non succede con le mascherine: “Si va, si compra e si indossa nell’incertezza che queste siano adeguate. Va introdotta una scheda e va normata la presenza del biossido di titanio”.

Cosa si sa sul biossido di titanio

Il biossido di titanio è una sostanza sulla quale, ad oggi, esistono diversi studi controversi. L’E171 è un composto chimico definito nel 2006 dallo Iarc come “possibile cancerogeno per l’uomo” quando inalato. Anche l’Ue, in un documento pubblicato ad ottobre scorso, ha classificato il biossido di titano, sempre se inalato, come “probabilmente cancerogeno”.

In Francia, ad esempio, è stata recentemente vietata la commercializzazione degli alimenti contenenti biossido di titanio. Oltralpe la decisione è arrivata dopo che nel 2017 una ricerca dell’Istituto nazionale francese per la ricerca agronomica (Inra) aveva mostrato che l’esposizione cronica al biossido di titanio tramite ingestione “provoca stadi precoci di cancerogenesi”.