Nobel Pace, da Covid 130 mln di nuovi affamati

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L’ agenzia dell’Onu è stata scelta tra le 318 candidature (211 persone e 107 organizzazioni) di quest’anno per “i suoi sforzi nel combattere la fame”. Dopo l’annuncio il WFP ha ringraziato su Twitter: “Onorati, lotta alla fame e pace vanno di pari passo”

La pandemia di Covid-19 potrebbe far sprofondare nella fame cronica ulteriori 130 milioni di persone entro la fine del 2020 con la mancanza di cibo che colpisce nuove fasce della popolazione sia nei paesi ricchi che in quelli meno sviluppati. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base del Rapporto Annuale delle Nazioni Unite nel commentare l’assegnazione del premio Nobel per la pace 2020 al WFP al World Food Program.

Una decisione che conferma come il cibo sia tornato ad essere un elemento strategico negli equilibri internazionali con corsa agli accaparramenti e guerre commerciali che alimentano tensioni e nuove povertà. Nel mondo si stima che quasi 690 milioni di persone abbiano sofferto la fame nel 2019 ma il numero è destinato a crescere per effetto dell’emergenza coronavirus che ha sconvolto i sistemi economici e cancellato milioni di posti di lavoro.

Il Presidente della Coldiretti

“L’emergenza globale provocata dal coronavirus ha fatto emergere una consapevolezza diffusa sul valore strategico rappresentato dal cibo e sulle necessarie garanzie di qualità e sicurezza” afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “l’Italia può contare su una risorsa da primato mondiale ma deve investire per superare le fragilità presenti e difendere la sovranità alimentare e ridurre la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento in un momento di grandi tensioni”.

Di cosa si occupa il World Food Programme e perché è stato scelto

Il World Food Programme è la più grande organizzazione umanitaria del mondo che si batte contro la fame e che promuove la sicurezza alimentare. Nel 2019, il WFP ha dato assistenza a quasi 100 milioni di persone in 88 Paesi che sono stati vittime di una grande insicurezza alimentare. Il comitato per il Nobel ha poi anche ricordato che nel 2019 135 milioni di persone hanno sofferto la fame, il numero più alto da molti anni. E cioè è dovuto in larga parte alle guerre e ai conflitti. Per questo l’azione del  WFP è ritenuta cruciale e indispensabile. Con la pandemia di Coronavirus, inoltre, le vittime della fame nel mondo sono aumentate. In Paesi come lo Yemen, la Repubblica Democratica del Congo, la Nigeria, il Sud Sudan e il Burkina Faso, la combinazione dei violenti conflitti e della pandemia ha portato a una crescita drammatica del numero di persone che vivono nella fame. In questo scenario “il World Food Programme ha dimostrato una impressionante abilità di aumentare i suoi sforzi”.