Pensioni anticipate e riforma 2021-22: le soluzioni potrebbero essere due, da quota 98 a 102

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Cresce l’attesa dei lavoratori sulle pensioni, un tema che resta tra i più caldi rispetto a quelli che deve affrontare il governo entro la fine dell’anno, se non altro per quanto concerne le misure in scadenza. Sul piatto ci sono provvedimenti come l’APE sociale e l’opzione donna, ma anche i provvedimenti che richiederanno un intervento strutturale sul comparto. È il caso della quota 100, che permette di ottenere l’uscita dal lavoro a partire dai 62 anni di età e con almeno 38 anni di versamenti (e che terminerà al 31 dicembre 2021).

Nella prossima legge di bilancio sarà quindi necessario intervenire per dare continuità alle misure dedicate a quei lavoratori che vivono situazioni di particolare disagio, magari estendendo le tutele previdenziali anche ai soggetti a rischio per via di Covid-19. Ma sullo sfondo del medio termine si potrebbe concretizzare anche un nuovo meccanismo di flessibilità basato sulla quota 102 e che consentirebbe di calmierare il termine della sperimentazione legata alla quota 100.

Riforma pensioni, dal 2022 doppia uscita con quota 98 e quota 102

Se quanto appena evidenziato dovesse effettivamente concretizzarsi in modo lineare, potrebbero essere in arrivo all’interno del nostro sistema previdenziale due differenti quote. La prima può essere definita quota 98 e sarebbe caratterizzata dai 62 anni di età e 38 anni di versamenti. Questa potrebbe risultare dedicata ai lavoratori che vivono particolari situazioni di disagio, come già avviene per l’attuale APE sociale.

Per fare un esempio pratico, stiamo parlando di disoccupati di lungo termine che hanno già terminato il sussidio, invalidi, caregivers o persone che hanno svolto le attività gravose o usuranti riconosciute dalla legge. La seconda opzione che potrebbe risultare disponibile contemporaneamente è la quota 102. In questo caso l’età d’ingresso si alzerebbe ai 64 anni di età, mentre il parametro contributivo sarebbe fissato a 38 anni.

La sostenibilità della misura sarebbe inoltre accompagnata dall’aggiunta di una penalizzazione fissata attorno al 3% per ogni anno che separa l’anticipo previdenziale dal requisito anagrafico della pensione di vecchiaia. Quest’ultima prevede infatti il raggiungimento dei 67 anni di età.

Pensioni anticipate: la quota 41 e le altre misure presenti nel nostro ordinamento

Sullo sfondo resterebbero disponibili anche le altre misure di accesso flessibile alla pensione già previste nel nostro ordinamento, a partire dalla pensione anticipata disponibile con la legge Fornero. Per accedere serve maturare a oggi almeno 42 anni e 10 mesi di versamenti (un anno in meno per le donne). C’è poi la cosiddetta quota 41 per tutti, che risulta però disponibile solo in casi limitati, sulla scia di quanto già avviene per l’APE sociale.

I sindacati chiedono da tempo l’estensione della misura a tutti i lavoratori, ma appare difficile che questo obiettivo possa essere raggiunto nel corso dei prossimi appuntamenti di confronto. Per capire quali saranno i nuovi passaggi chiave non resta che attendere il 14 ottobre, quando il governo tornerà a confrontarsi con le parti sociali sul tema della riforma previdenziale.