Prato, per salvare l’azienda si è trovato sommerso dai debiti: il tribunale glieli cancella

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E’ una delle prime sentenze di debito estinto emesse in Italia. L’artigiano, dopo aver venduto le sue proprietà, macchina e motorino compresi, ha dimostrato al giudice aver condotto una vita priva di qualsiasi spesa non strettamente necessaria e di non poter fare più nulla per soddisfare i creditori.

Come riporta NotiziediPrato.it, l’artigiano pratese, per salvare l’azienda dove lavorava, si è trovato sommerso dai debiti: il tribunale glieli cancella E’ una delle prime sentenze di debito estinto emesse in Italia. L’artigiano, dopo aver venduto le sue proprietà, macchina e motorino compresi, ha dimostrato al giudice aver condotto una vita priva di qualsiasi spesa non strettamente necessaria e di non poter fare più nulla per soddisfare i creditori

La firma di una fidejussione per salvare l’azienda per la quale lavorava, si è trasformata per un artigiano in una montagna di debiti che lo ha costretto a vendere tutte le proprietà, dalla casa al motorino. Un indebitamento superiore alle sue possibilità che nei giorni scorsi, al termine di un lungo iter giudiziario, ha trovato una via d’uscita: il tribunale ha dichiarato inesigibili i crediti, circa 420mila euro. Per l’artigiano, assistito dagli avvocati Simone Frosini, Simone Goti e Nicola Ciardi, la fine di un incubo. Si tratta di uno dei primissimi casi di estinzione del debito nell’ambito della cosiddetta legge ‘salva suicidi’ introdotta nel 2012.

La vicenda ha inizio sei anni fa quando la platea dei creditori con in testa le banche si fa viva con l’uomo in quanto firmatario di una fidejussione in favore della società, nel frattempo fallita, della quale era dipendente e anche socio in minima parte. Una firma messa per aiutare l’azienda a superare la crisi e a trovare le porte delle banche aperte.

La sezione fallimentare del tribunale di Prato dà il via alla procedura che coinvolge l’artigiano che, con l’acqua alla gola e la buona fede di chi è pronto ad assumersi le proprie responsabilità nella consapevolezza di non avere però un patrimonio sufficiente a soddisfare tutti i creditori, si affida agli avvocati. Parte la procedura di sovraindebitamento. Il giudice nomina il commercialista Paolo Faini liquidatore di tutti i beni in capo all’artigiano.

L’intero patrimonio dell’uomo finisce sotto la gestione del professionista che, una volta ripartito il ricavato tra i creditori, invia un resoconto al giudice dal quale emerge che l’artigiano è stato pienamente collaborativo durante tutta la procedura e che “l’indebitamento non è riconducibile a negligenza del debitore, ma piuttosto alla volontà di sostenere la società impegnandosi in prima persona al fine di garantire alla stessa l’accesso al credito bancario”.

Gli avvocati hanno dimostrato che il loro assistito ha compiuto il massimo dello sforzo possibile e che negli anni della procedura ha tenuto un tenore di vita in linea con la situazione: niente acquisti oltre quelli strettamente necessari alla sopravvivenza, niente vacanze, niente frivolezze, niente di niente. Conti e spese documentati nel dettaglio al giudice che ha ritenuto l’artigiano meritevole di ‘essere liberato’ da tutti i debiti.