Reddito di cittadinanza, ecco perché molti poveri restano esclusi

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Su circa 9 milioni di persone in povertà relativa, solo il 14% riceve il reddito di citadinanza. I requisiti da rispettare per avere diritto al reddito di cittadinanza “escludono la maggioranza dei poveri (variamente definiti)”.

Sono alcune delle conclusioni a cui è arrivato un economista della Direzione studi dell’Inps valutando l’impatto della misura ora arrivata al giro di boa dei primi 18 mesi. Con il Covid che moltiplica le situazioni di indigenza, è cruciale non solo rafforzare l’inserimento dei beneficiari nel mondo del lavoro ma anche intervenire sugli aspetti che la rendono poco efficiente nel raggiungere l’obiettivo primario: ridurre la povertà. “Meno male che il reddito c’era, quando è iniziata la pandemia. Ma è stato disegnato male. Ci sono tre problemi principali: la sostanziale esclusione degli stranieri, la penalizzazione delle famiglie numerose e lo svantaggio per il Nord“, riassume Cristiano Gori, docente di politica sociale all’Università di Trento e fresco autore di Combattere la povertà. L’Italia dalla Social card al Covid-19 (Laterza). “Questi tre gruppi sono doppiamente svantaggiati: in percentuale fruiscono del beneficio meno degli altri e quando lo ricevono prendono cifre più basse”.

Così lo strumento di welfare nato durante il governo gialloverde raggiunge solo in parte chi ne avrebbe più bisogno. La controprova arriva dal confronto tra i dati Inps sui beneficiari e quelli dell’Istat sulle persone in povertà assoluta, cioè non in grado di comprare un paniere di beni e servizi essenziali per una vita accettabile. Nel 2019, anno di avvio del sussidio, i poveri assoluti sono diminuiti solo di 447mila unità, a poco meno di 4,6 milioni. Nel Nord Est sono addirittura aumentati, da 748 a 768mila. Nonostante ricevessero il Rdc circa 2,3 milioni di persone, salite a 3 milioni quest’anno con la pandemia. E ancora: secondo le simulazioni Inps presentate durante il seminario che si è tenuto il 19 febbraio, più del 50% dei beneficiari del reddito non sono tra i 9 milioni di poveri relativi (persone con una spesa mensile molto inferiore a quella media pro capite). Non a caso l’Alleanza contro la povertà ha appena girato al governo otto proposte per ridisegnare il Reddito “in maniera più equainclusiva e attenta alle nuove emergenze sociali”.

Reddito, al Sud 61% beneficiari

I nuclei percettori di Reddito di cittadinanza – si legge nell’Osservatorio Inps – si concentrano nelle regioni del Sud e nelle Isole con il 61% del totale, mentre le regioni del Nord seguono con il 24% e quelle del Centro con il 15%. La regione con il maggior numero di nuclei percettori di Reddito e Pensione di Cittadinanza è la Campania (20,3% delle prestazioni erogate), seguita dalla Sicilia (18%), dalla Lombardia, dal Lazio e dalla Puglia (9%); in queste cinque regioni risiede il 65% dei nuclei beneficiari della misura. A fronte di 1,328 milioni di nuclei percettori sono state coinvolte 3,1 milioni di persone, di cui 2,049 milioni nelle regioni del Sud e nelle Isole, 650 mila nelle regioni del Nord e 433 mila in quelle del Centro.

Reddito a italiani nell’87% dei casi

Quanto alla cittadinanza del richiedente la prestazione, nell’87% dei casi risulta erogata ad un italiano, nel 7% ad un cittadino extra-comunitario in possesso di un permesso di soggiorno, nel 5% ad un cittadino europeo ed infine nell’1% a familiari di tutti i casi precedenti. Dall’analisi della distribuzione regionale delle persone coinvolte nell’erogazione del Reddito e della Pensione di Cittadinanza risulta che le regioni con il tasso di inclusione più elevato sono al Sud e sono la Campania, la Sicilia e la Calabria (rispettivamente 128, 101 e 108 persone coinvolte ogni mille abitanti); quelle con il tasso di inclusione più basso fanno parte del Nord-Est e in particolare sono il Veneto e il Trentino Alto Adige (rispettivamente 15 e 10 per mille). Analizzando la distribuzione provinciale si evince che le province con il tasso di inclusione più elevato sono Palermo, Napoli e Crotone con più di 150 persone coinvolte ogni mille abitanti; quelle con il minor tasso di inclusione sono Bolzano e Belluno con meno di 10 persone coinvolte ogni mille abitanti.

L’ampliamento necessario con l’emergenza Covid – Questo al netto dell’impatto del Covid, che ha moltiplicato le situazioni di disagio. “Ci sono per esempio i 600mila beneficiari del Reddito di emergenza (l’aiuto di ultima istanza introdotto per i mesi di maggio, giugno e luglio per chi non aveva diritto ad altri ammortizzatori, ndr) che ora sono rimasti scoperti”, ricorda Gori. Per loro e per gli altri che si sono ritrovati in difficoltà a causa dell’impatto del lockdown “sarebbe opportuno pensare a un allentamento dei criteri patrimoniali per l’accesso al Rdc, in modo che possano ottenerlo senza prima dover dare fondo ai pochi risparmi”. I decreti collegati alla prossima manovra poterebbero essere l’occasione per fare un “tagliando” che tenga conto anche di questi nuovi bisogni.