Tartufo Bianco, al via stagione promettente

29

Per il tartufo bianco pregiato si è aperta una stagione che promette una buona qualità con alcuni picchi di eccellenza, grazie alla fine dell’anomala ondata di calore e l’arrivo delle piogge negli ultimi giorni di settembre. Per contesto climatico le regioni più rilevanti restano Piemonte, Toscana, Marche e Umbria, sedi anche delle fiere più importanti. Ma la stagione riserverà grandi sorprese anche grazie a un rinnovato rapporto tra il mondo del tartufo e la ristorazione internazionale, con la discesa in campo di una rete di competenze e di alfieri del Made in Italy.

Ne sono convinti i massimi esperti del settore, che si sono incontrati a Roma presso l’Auditorium Giuseppe Avolio, nella sede di Cia-Agricoltori Italiani, ospiti del presidente Dino Scanavino, in occasione dell’Anteprima Mondiale della Previsione della Stagione del Tartufo Bianco, organizzata dall’Accademia Italiana del Tartufo e dall’Associazione Italiana Sommelier con la collaborazione istituzionale di Sviluppo Marche e la media partnership di Italia a Tavola.

Obiettivo dell’evento, che vuole essere il primo appuntamento di un nuovo format itinerante, è creare un incisivo modello di valorizzazione dei prodotti di “Madre Terra Italia”, capace di parlare direttamente agli stakeholder: “Vogliamo offrire una guida a tutta la ristorazione mondiale. Vogliamo garantire a tutti gli chef italiani e internazionali che il tartufo italiano è vero, puro e sincero, un miracolo della natura, un lusso democratico, un cibo afrodisiaco e, quindi, la preziosità italiana più desiderata dal genere umano”, ha affermato nel suo discorso introduttivo Giuseppe Cristini, presidente dell’Accademia Italiana del Tartufo.

Al suo fianco Antonello Maietta, presidente dell’Associazione Italiana Sommelier: “Ci sono molte sintonie tra tartufo e vino, entrambi espressione non solo della storia e della tradizione, ma anche dello sviluppo e del futuro del nostro territorio, nel rispetto dell’ambiente e della biodiversità -ha dichiarato-. Nasce da questa affinità e da questa naturale vicinanza una collaborazione con l’Accademia del Tartufo di cui siamo orgogliosi e che si traduce in azioni concrete per diffondere in primis nel mondo della ristorazione, attraverso la presenza di sommelier qualificati, la conoscenza di un abbinamento che, oltre ad avere un valore culturale, può essere motore economico anche e soprattutto in un momento difficile per l’emergenza sanitaria ancora in corso”.

Il legame tra tartuficoltura e attività agricola è straordinariamente importante, come tante sono le opportunità di sviluppo del settore –ha sottolineato il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Dino Scanavino-. Promuovere il tartufo, dal punto di vista culinario come pure produttivo, vuol dire investire su un prodotto strategico, che può diventare un rilevante elemento di reddito specialmente nelle zone marginali”. Più in generale, ha aggiunto Scanavino, “tartufo e vino ben rappresentano la grande biodiversità dell’agroalimentare tricolore. Non sono soltanto due testimonial dell’enogastronomia nazionale, conosciuti e amati in tutto il mondo, ma simboleggiano anche gli elementi portanti del bosco e del vigneto, protagonisti della storia del nostro territorio e della maestosità del paesaggio agrario”.

Proprio sull’abbinamento tra tartufo e vini si basa il protocollo di intesa siglato oggi tra l’Accademia del Tartufo e il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, alla presenza del sottosegretario Giuseppe L’Abbate.

“Tartufo e vino sono saperi e sapori unici, che rappresentano un indiscusso vanto nazionale. È per questo che oggi ho il piacere di tenere a battesimo questo accordo che mira a promuovere la conoscenza del tartufo italiano e del vino, quali elementi principe delle preziosità agroalimentari nazionali, incentivandone ogni utile sinergia tra i due mondi anche attraverso strategie di sviluppo culturale e di marketing territoriale -ha commentato il sottosegretario L’Abbate-. Dobbiamo diffondere e promuovere il tartufo italiano attraverso manifestazioni in grado di far apprezzare la sua straordinaria versatilità e la ricchezza culturale dei grandi vini nazionali. Oggi poniamo, dunque, un ulteriore tassello nella valorizzazione delle nostre eccellenze enogastronomiche”.

Attenzione all’ambiente e ai cambiamenti climatici, formazione delle professionalità, integrazione con altri settori economici come quello turistico, creazione di una rete in grado di respingere le offerte di scarsa qualità o peggio le truffe alimentari. Questi i temi trattati nel corso della tavola rotonda moderata da Alberto Lupini, direttore di “Italia a Tavola” e in cui largo spazio ha avuto la previsione dell’andamento della stagione del tartufo bianco.

E’ vero che, per sua natura, questo splendido prodotto è imprevedibile, libero nella scelta di dove e quando nascere. Il tartufo e la sua genesi sono il risultato di un delicato equilibrio tra sole, pioggia e umidità. Il mese di settembre appena passato, ha portato con sé delle temperature molto altalenanti, si spera in un ottobre più regolare (sia da un punto di vista di piogge che di umidità) che aiuti ad avere una produzione ricca. Per quel che riguarda in particolare il Tartufo d’Alba, ad esempio, stando ai rilievi dall’inizio di questo 2020, grazie ai dati raccolti dal professor Fulvio Romano, socio onorario della Società Meteorologica italiana, si annuncia una stagione promettente. Rispetto a un inverno particolarmente arido, la primavera è stata più piovosa del normale, con un clima fresco e umido fino a metà luglio e piogge significative nei primi di settembre. Prendendo a riferimento il terribile 2017, nell’estate del 2020 si sono registrate precipitazioni doppie. Con la fine dell’anomala ondata di calore e l’arrivo delle piogge, in questi ultimi giorni di settembre, la qualità media -che complessivamente ci attendiamo essere più che buona- dovrebbe raggiungere picchi di eccellenza. Pensando al territorio, va detto che poche sono state le piogge sistematiche, mentre molti sono stati i temporali: la produzione potrebbe essere “a macchia di leopardo”, dunque, nel Sud del Piemonte.