Terrore nelle acque Australiane, sette morti per attacchi di squali

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Lo squalo è considerato uno dei predatori più letali del pianeta. Quest’anno per l’Australia il terribile cacciatore del mare non è una paura dell’immaginario collettivo ma un pericolo reale,  più letale che mai: dall’inizio dell’anno, infatti, sono sette le vittime di attacchi di squali, a fronte di una media di un morto all’anno negli ultimi 50 anni. 

L’ultima vittima è stata un surfista agli inizi di ottobre. Sono stati mobilitati soccorritori e droni per la perlustrazione aerea ma dopo giorni di ricerche è stata trovata solo la sua tavola da surf. Gli episodi si sono verificati a ovest come a est dell’isola: 4 nello stato del Queensland, 1 nel New South Wales e 2 nel Western Austalia.  Il numero di attacchi – 21 nel 2020 finora – invece è nella media. È il settimo incidente nella zona in soli sette anni, con un’adolescente uccisa nello stesso punto tre anni fa. La gente del posto ha detto che le acque infestate dagli squali erano “troppo pericolose” per i surfisti. La ricerca, che ha coinvolto moto d’acqua e barche, è stata sospesa venerdì sera per mancanza di luce diurna, ma è ripresa sabato mattina. Le navi del soccorso marino volontario, del dipartimento dei trasporti, dell’autorità portuale di Esperance e del dipartimento dello sviluppo regionale (DPIRD) stanno perlustrando le acque nell’area.Mentre i volontari del Servizio di emergenza statale stanno conducendo una ricerca a terra. I droni stanno monitorando l’area dall’alto, con i sommozzatori della polizia che si stanno unendo allo sforzo enorme con la disperata ricerca di trovare il surfista ancora vivo.

Gli oceani che cambiano – A cosa è dovuta questa maggiore mortalità? Per Culum Brown, professore presso il Dipartimento di Scienze Biologiche della Macquarie University di Sydney, una delle causa è il cambiamento climatico. Le acque si stanno riscaldando e gli ecosistemi stanno subendo una vera e propria rivoluzione. Di conseguenza molte specie – tra cui anche alcune prede degli squali – per sopravvivere si spostano in acque in cui non si erano mai viste  e con loro i grandi predatori. E molto spesso i nuovi ambienti sono coste frequentate dagli bagnanti e surfisti. Di conseguenza, gli “incontri ravvicinati” dalle conseguenze fatali sono più probabili.