Coronavirus: dormire di più può ridurre il rischio di ammalarsi: Lo studio

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L’uomo non è l’unico animale che trae beneficio dal sonno. Alcuni studi, piuttosto crudeli, risalenti alla fine del 1800 mostrarono che, se privati completamente del sonno, cani e topi morivano nel giro di un paio di settimane. Anche per le persone, la privazione cronica del sonno presenta conseguenze a lungo termine, aumentando i rischi di sviluppare diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, demenza e depressione. Alcune di queste patologie croniche sono tra i fattori di rischio che aumentano la vulnerabilità alla COVID-19.

Sempre più prove, inoltre, mostrano che la privazione del sonno riduce la capacità dell’individuo di combattere le malattie, una volta infettato. In alcuni studi, chi soffre di disturbi del sonno, chi dorme meno di cinque o sei ore per notte e chi presenta livelli ridotti di efficienza del sonno (la percentuale di tempo notturno trascorsa dormendo) mostra tassi più elevati di malattie respiratorie, raffreddori e patologie correlate.

Dormire oltre 10 ore a notte è stato messo in correlazione con un aumento di frequenza delle malattie, ma gli esperti affermano che dormire troppo probabilmente non è la causa per cui le persone si ammalano. Al contrario, l’eccesso di sonno può essere dovuto a condizioni di salute preesistenti, tra cui la depressione. Oppure, patologie come il diabete o l’apnea notturna possono causare una cattiva qualità del sonno, il che a sua volta determina notti più lunghe con una minore durata complessiva del sonno.

Alcuni studi hanno addirittura messo direttamente in relazione fra loro sonno e malattia, piuttosto che semplicemente vedere se il sonno è associato in qualche modo alle infezioni. I ricercatori presso l’Università di San Francisco in California e la Carnegie Mellon University di Pittsburgh hanno reclutato 164 adulti sani facendo loro indossare dispositivi tipo smartwatch (di qualità adatta alla ricerca) per tracciare le loro abitudini di sonno nel corso di una settimana. Quindi, in laboratorio, i ricercatori hanno spruzzato delle gocce di rhinovirus (il comune raffreddore) nel naso dei soggetti prima di metterli in quarantena in un hotel per cinque giorni.

Il virus aveva le stesse probabilità di invadere gli organismi dei soggetti e di replicarsi, indipendentemente da quanto questi avessero dormito, ha riferito il team nel 2015. Ma chi aveva dormito meno di sei ore si è dimostrato avere 4,5 volte più probabilità di sviluppare i sintomi del raffreddore, rispetto a chi aveva dormito più di sette ore per notte. I rhinovirus sono validi corollari per i coronavirus, innanzitutto perché la risposta immunitaria a entrambi i virus sembra essere simile, secondo il co-autore dello studio Aric Prather, psiconeuroimmunologo presso l’Università della California di San Francisco.

Il sonno e le relative conseguenze sulla salute sono anche strettamente interconnessi con i tipi di ingiustizie sociali messe a nudo dalla pandemia. In uno studio separato, pubblicato nel 2017, Prather e i colleghi raccolsero i dati su 732 soggetti da tre studi sul rhinovirus e riscontrarono una relazione simile, con un colpo di scena.

Solo coloro che, secondo un questionario di autovalutazione, occupavano le posizioni inferiori negli indicatori socioeconomici (in base a domande su reddito, istruzione e lavoro) mostrarono maggiori probabilità di ammalarsi di raffreddore a seguito della mancanza di sonno. Queste disparità si riflettono nei tassi di infezione da virus SARS-CoV-2. Parte del problema è che non tutti riescono a dormire a sufficienza, poiché le persone nelle fasce di reddito più basse spesso sono costrette ad avere più di un lavoro o a lavorare di notte . “La possibilità di dormire le ore necessarie è davvero una questione di giustizia sociale”, prosegue Prather. “Tutte queste situazioni favoriscono i disturbi del sonno e sono associate alle disparità riscontrate negli esiti, probabilmente anche della stessa COVID”.

Capire il collegamento con il sonno potrebbe aiutare anche a orientare la distribuzione dei vaccini agli operatori sanitari in prima linea, specialmente a quelli che stanno lavorando 80 ore a settimana durante la pandemia. Questi operatori potrebbero aver bisogno di riposare prima di ricevere il vaccino, per aumentarne l’efficacia. “Questo potrebbe essere un aspetto cruciale per la politica vaccinale”, sostiene Prather. “Tutto ciò che possiamo fare per provare a migliorare la risposta vale la pena di essere fatto”.

Ora i ricercatori presso il Walter Reed, l’Università della California di San Francisco e altre istituzioni stanno passando al setaccio montagne di dati per collegare il sonno al rischio di COVID-19. Sebbene le pubblicazioni non siano ancora uscite, Haack conferma di aver rivisto numerosi studi su questo argomento che vedranno la luce prossimamente e i risultati sembrano promettenti.

Il sonno non è certo l’unico fattore che influenza la vulnerabilità alle malattie, ricorda Cohen del Carnegie Mellon. Anche attività fisica, sostegno sociale, livelli di stress, fumo, consumo di alcol e altri fattori spiegano perché solo un sottogruppo di persone si ammala quando è esposta ai virus, secondo un’analisi che Cohen ha pubblicato nel 2020.

Comunque, gli esperti consigliano a chi ne ha la possibilità di dare la priorità al sonno, vista l’influenza che questo esercita sul rischio di infezione. Mantenere un ritmo regolare del sonno è un modo efficace per aumentare la qualità delle ore che dormiamo, secondo Prather. Così come rilassarsi prima di andare a letto, abbassare le luci, spegnere gli schermi e smettere di ascoltare le notizie. Cohen raccomanda di dormire almeno sette ore per notte, per avere più possibilità di restare sani durante la pandemia.

“Continuiamo ad avere conferma del fatto che chi non dorme a sufficienza ha più probabilità di ammalarsi, una volta esposto a un virus” conclude l’esperto. “Indubbiamente il sonno riveste un ruolo importante nella salute e nel benessere”.