Coronavirus, Locatelli: “Natale-Capodanno senza feste” Sci rimandato a gennaio

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“Tutto quello che eravamo abituati a vedere per celebrare la fine dell’anno e l’inizio del successivo e’ incompatibile con la situazione attuale, e’ inimmaginabile avere assembramenti nelle piazze”. Cosi’ Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore della sanita’.

Cts: Natale, sei persone ai cenoni. Dopo il 20 gennaio ok allo sci se non ci sarà nuovo picco dei contagi

Cenone di Natale e di Capodanno massimo in sei e con tracciamento dei presenti, soprattutto per quelli che potrebbero nei giorni precedenti, aver avuto contatti con potenziali positivi. No a baci e abbracci. Impianti sciistici apriranno solo in assenza di un nuovo picco di contagi dopo il 20 gennaio. Sono le linee guida sulle festività in arrivo dettate dagli esperti del Comitato tecnico scientifico al governo per impostare il Dpcm che sostituirà il testo in scadenza il 3 dicembre.

CORONAVIRUS: IMPIANTI SCI, LOCATELLI “SVIZZERA NON CREI TENTAZIONI”

“Gli attuali numeri non sono compatibili con la riapertura degli impianti sciistici, e sarebbe importante che anche i paesi dell’Europa diano un messaggio forte per un atteggiamento condiviso. Sulla Svizzera non credo che sia questo il momento per un Paese fuori dalla Comunita’ europea di creare occasioni di tentazione di migrazione”. A dirlo in conferenza stampa Franco Locatelli commentando l’ipotesi della Svizzera di aprire gli impianti sciistici. 

Il tipo di immunità conferita dai vaccini in arrivo contro Covid-19 “è ancora da definire con i dati dei prossimi mesi. Dalle informazioni disponibili dei press release, e non da studi scientifici sottoposti a revisione, almeno uno dei vaccini sembrerebbe conferire immunità sterilizzante”, evitare cioè il contagio e dunque la trasmissione del virus. Lo ha affermato Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità (Css), in conferenza stampa al ministero della Salute sull’analisi dei dati del monitoraggio regionale Covid.

I vaccini, spiega Locatelli in generale, “sono in grado di conferire immunità da malattia o immunità sterilizzante. Nel primo caso, il vaccinato è protetto e non sviluppa manifestazioni gravi di Covid-19 come l’insufficienza respiratoria che è quello che poi lo porta in terapia intensiva. Nel secondo caso il vaccinato non si contagia se esposto al virus e dunque non è in grado di contagiare. Questo tipo di immunità è senz’altro più utile per abrogare la circolazione virale, ma anche l’altro risultato è comunque assai apprezzabile”.