Coronavirus, trasmissione via aerosol al chiuso: Ecco come proteggersi

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Con l’arrivo del freddo le persone tendono a rimanere più tempo in luoghi chiusi, contrariamente a quanto è avvenuto in estate, soprattutto dopo i lunghi mesi di lockdown. Ed è per questo che si torna a parlare di diffusione del coronavirus tramite aerosol, cioè le minuscole goccioline che le persone espellono quando parlano, cantano, gridano, respirano, tossiscono o starnutiscono.

A differenza dei droplets, che sono goccioline più pesanti che tendono a cadere verso il basso, l’aerosol è composto da concentrazioni di liquidi più leggere e tende quindi a permanere nell’aria. Sono molti gli studi che hanno considerato il rischio di contagio da coronavirus anche attraverso l’aria, come quello svolto all’Università della Florida ad agosto.

Quali sono i luoghi più pericolosi

I luoghi in cui il coronavirus tende a diffondersi più facilmente sono quelli in cui c’è uno scarso ricambio d’aria. Come riporta il Corriere della Sera, Giorgio Buonanno, professore ordinario di Fisica tecnica ambientale all’Università degli Studi di Cassino e alla Queensland University of Technology di Brisbane (Australia), ha spiegato: “I luoghi critici sono gli ambienti chiusi di dimensioni ridotte e con limitata ventilazione, soprattutto con un tempo di permanenza elevato”. È quindi il caso di mezzi pubblici, chiese, scuole, uffici, case, ristoranti.

Come ridurre il rischio di contagio negli spazi chiusi

Per ridurre i rischi di contagi al chiuso, quindi, è importante arieggiare spesso gli ambienti. Se in inverno aprire le finestre non è sempre possibile a causa del freddo, l’alternativa è rappresentata da un impianto di ventilazione meccanica controllata con l’utilizzo di filtri HEPA.

Non tutti sono in grado di infettare allo stesso modo. Gran parte della diffusione del coronavirus è infatti riconducibile a pochi “superdiffusori”, persone in grado di propagare in maniera significativa l’epidemia. Ma molto può dipendere anche da dove ci si trova: in classe, ad esempio, è più facile che a diffondere il virus sia un insegnante (che parla per la maggior parte del tempo, e lo fa ad alta voce). Mentre è meno probabile che a diffondere il virus sia un alunno, a patto che non assuma atteggiamenti rischiosi.

Il rischio di contagio sui mezzi pubblici

Sui mezzi pubblici non si può escludere il rischio di contrarre il virus tramite aerosol. Ipotizzando un autobus con a bordo 80 passeggeri, un ricambio d’aria all’ora e un viaggio di 30 minuti in presenza di passeggeri in piedi che parlano, un infetto potrebbe contagiare al massimo 2 persone, riporta il Corriere. Un numero piuttosto contenuto in quanto “i mezzi pubblici, a differenza da quello che si possa credere, non sono luoghi particolarmente rischiosi per la trasmissione via aerosol nel caso di tempi di esposizione contenuti”, ha osservato Buonanno. Tuttavia i contagi aumentano in presenza di un maggior numero di infetti a bordo.

La ventilazione ricopre quindi un ruolo fondamentale nella prevenzione dei contagi via aerosol. “Distanziamento e mascherine sono una condizione necessaria (soprattutto per difendersi dai droplets, le goccioline più grandi e dal contagio a breve distanza) ma non sono sufficienti per il contagio per via aerea negli ambienti chiusi. Sappiamo oggi stimare le condizioni di ventilazione, affollamento e tempi di esposizione negli ambienti chiusi per gestire al meglio il rischio contagio”, ha concluso Buonanno.