Covid, 500mila pazienti a casa: I medici di famiglia sono al collasso.

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A health worker screens the temperature of an airline passenger arriving from Italy at Debrecen International Airport in Debrecen, Hungary, on Monday, Feb. 24, 2020. Clusters of coronavirus cases in Italy and Iran are sending worrying signs that the new coronavirus has already spread far beyond China and is creating new outbreaks around the globe. Photographer: Akos Stiller/Bloomberg via Getty Images

Cinquecentomila pazienti a casa da assistere e non sapere come fare. Perché i medici di medicina generale non hanno capacità e mezzi necessari come denunciano nel loro appello al governo: “Gli ospedali scoppiano, i medici di famiglia sono al collasso. La politica si faccia un esame di coscienza” riporta il Corriere.it.

Al centro dell’allarme lanciato dal Sindacato dei medici italiani c’è la gestione delle Usca, le Unità speciali di continuità assistenziale: “Sono l’anello di collegamento tra i medici di famiglia e gli ospedali — ha spiegato il segretario generale dello Smi, Pina Onotri —. Sappiamo che in alcune regioni alcune Unità sono partite a macchia di leopardo, ma non abbiamo alcuna informazione.”

“Se serve un’ecografia per controllare i malati con polmonite o un esame ematico per decidere se prescrivere l’eparina, l’unica cosa che possiamo fare è mandarli in ospedale – spiega ancora Onotri. Così salta la cura domiciliare. Le Unità di continuità assistenziale avrebbero dovuto fare proprio questo.”

Questi team istituiti a marzo dal Dl “Cura Italia” sono 1.200 in tutta Italia e hanno la funzione di “monitorare la situazione clinica di chi è positivo al Covid in isolamento e somministrare le terapie ai malati a casa, alleggerendo la pressione sugli ospedali e sui medici di base”.

Secondo i medici di base però questo non avviene a sufficienza e sarebbero loro a doversi occupare dei 500mila infetti da coronavirus in isolamento, che rappresentato circa il 95% dei casi totali: “Siamo lasciati soli in prima linea, soverchiati da un carico di lavoro immenso”.

D’altronde è stato lo stesso presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli a sottolineare l’importanza della cura degli asintomatici o paucisintomatici a casa, per scongiurare il più possibile il ricorso agli ospedali e quindi i posti letto al completo: “Quanto più riusciremo a mantenere i malati a domicilio tanto minore sarà il sovraccarico su Pronto soccorso e presidi ospedalieri”.

Sulle Usca la sottosegretaria del ministero della Salute Sandra sta raccogliendo i dati dalle Regioni dopo l’interpellanza urgente presentata da 30 parlamentari al ministro Roberto Speranza.